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RASSEGNA STAMPA: NON E' mAI TROPPO TARDI. . .


MUSICALNEWS - 8 APRILE 2003
ROCKIT - 24 AGOSTO 2004
CIAO - 18 GENNAIO 2005
DEBASER - 7 AGOSTO 2006


MUSICALNEWS / 8 Aprile 2003 

"Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice" è il terzo album dei FOLKABBESTIA. Il loro secondo lavoro, "Se la rosa non si chiamerebbe rosa" (uscito nel 2000 su etichetta UPR/VENUS), ha venduto ben 10.000 copie e grazie ad un'attività live che annovera nel 2002 più di 140 concerti in tutta Italia si sono guadagnati una fama sempre più crescente nel panorama musicale alternativo italiano (la loro partecipazione al concerto di chiusura del Social Forum di Firenze nel novembre 2002 è stata trionfale).
Lo stile dei Folkabbestia è una miscela di rock, folk irlandese, tammuriata, canzone italiana d'autore, il tutto condito da un forte senso ironico, irriverente e giocoso.
Tra le tracce di "Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice"(e anche nella compilation "Balla veloce, vivi lento") è presente il pezzo "Alla manifestazione" inno alla partecipazione in piazza senza alcun tono di militanza cupa.Il disco dei Folkabbestia è aperto da "Alla festa di Gigin" potentissimo tormentone tra Mediterraneo e Brasile.
Impossibile poi non sottolineare "Rosa velenosa",dove le radici balcaniche e cantautorali del gruppo escono prepotentemente alla ribalta, e l'eccezionale affresco ecologista de "Il Topolino" dove la vena "Carosone" cresce prepotente. Citazioni del passato (Qua si campa d'aria) e momenti da musical folkrock (la title track) passando per virtuosismi strumentali (Dalla Moldavia col furgone) a racconti surreali (Alla Luciana) derisione amara della politica (La risposta ad Amando Armando) e trascinanti e dolci ballate irlandesi (Andersen)
I Folkabbestia, quasi tutti diplomati al conservatorio, sono: Lorenzo Mandarini (voce e chitarra), Michele Sansone (fisarmonica), Giuseppe Porsia (flauti chitarra), Francesco Fiore (basso elettrico), Nicola De Liso (batteria) e Fabio Losito (violino).

Redazione Musicalnews



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rockit / 24 AGOSTO 2004 

Centinaia di concerti per l'Italia, da sopra a sotto, poi oltreManica fino agli studi della televisione inglese Bbc. I Folkabbestia sono una band da record, al di là del fatto che nel Guinness dei Primati ci siano finiti veramente per l'esecuzione musicale più lunga del mondo (trenta ore!).
E soprattutto non si sono montati la testa, rimanendo gli stessi frikkettoni che nel '96 partirono da Bari con il loro furgoncino Orazio, ricevendo sin da subito elogi da pubblico e critica.
Dopo i primi due dischi - anch'essi da Guinness per i chilometrici titoli: "Breve saggio filosofico sul senso della vita", seguito dallo sgrammaticato "Se la rosa non si chiamerebbe rosa, Rita sarebbe il suo nome" - il trend 'prolisso' è confermato con questo "Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice".
Gli ingredienti base dell'opera in questione sono gli stessi che hanno contraddistinto negli anni il sound dei Nostri: tarantelle, gighe irlandesi e ritmi balcanici in odor di ska-punk, il tutto condito da una briosa ironia. Il disco si apre però con un'insolita "La festa di Gigin", caratterizzata da atmosfere tipiche della salsa sudamericana; ma già dal secondo episodio lo stile torna su strade più familiari con "Alla manifestazione", uno dei pezzi 'forti' dell'opera. L'anima 'politica' è sempre presente, ma i temi sono imbastiti con tale umorismo e ironia da renderli leggeri, senza mai neanche sfiorare la banalità. Anche per questo motivo chi si ostina a paragonare i Folkabbestia con i Modena City Ramblers compie un grande errore, trattandosi di due band profondamente diverse, in alcuni tratti persino opposte relativamente alle scelte stilistiche.
Tornando a "Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice", c'è da notare che è presente nella tracklist anche una cover; si tratta di "Qua si campa d'aria", del grande cantore calabrese Otello Prefazio , che comincia con una dedica al 'signor Giovanni'. Qualcuno di voi ora si domanderà: "E chi mai sarà questo Giovanni?". In effetti, dietro questa piccola dedica, c'è una storiella molto simpatica che in pochi conoscono, e che - in esclusiva per Rockit - vi racconto brevemente.
Era una sera d'estate, a Cardinale - un paesino sul versante ionico calabrese - e in occasione della festa di Liberazione suonavano i Folkabbestia . C'erano le salsicce, le bandiere, le polpette ed il vino; insomma, una vera festa. Il concerto comincia, davanti al palco ballano ragazzi, bambini, mamme e anziani a braccetto. Tutti sono coinvolti, anche perché la band ci sa fare: parla col pubblico, scherza e come al solito non fa annoiare nessuno. Ma lo show deve ancora cominciare.
Il sestetto pugliese, infatti, dopo un po' si arricchisce inaspettatamente di un nuovo (!) elemento; sul palco sale un signore sull' ottantina , il quale, con balli dalle movenze tradizionali, impreziosisce la coreografia della band, danzando con disinvoltura tra i musicisti che si guardano in faccia divertiti e sorpresi.
Appena terminato il pezzo, l'allegro signore si dirige verso Michele (il fisarmonicista) e domanda: " 'A sai chilla ca fa na na naa, na na naaa?" e con ampi gesti delle braccia ad indicare il ritmo intona una canzone. Michele sorride e fa cenno di sì con la testa, ma probabilmente non aveva mai sentito nulla che suonasse in quel modo!
In men che non si dica il vivace signore si avvicina al microfono - fino a poco prima 'strumento' di Lorenzo - e comincia a cantare la sua canzone accompagnato dalla fisarmonica! I ragazzi sul palco e tutto il pubblico - come potrete immaginare - piegati dal ridere.
Alla fisarmonica si uniscono poi la batteria, il violino, la chitarra e il flauto, per dare vita ad una nuova canzone. e fu un successo (!), tant'è che l'ensemble allargato proseguì con altri tre, quattro brani, tutti tratti dal repertorio calabrese d'epoca.
L'anziano signore sembrava davvero 'il settimo Folkabbestia': danzava, scherzava, e si muoveva come loro. Quel signore si chiamava Giovanni.
Per tornare a noi, sul piano compositivo quest'opera si dimostra ancor più 'evoluta' dei precedenti lavori, mettendo ulteriormente in risalto le eccezionali doti tecniche dell' ensemble, specie nei passaggi strumentali. Gli arrangiamenti sono (come sempre) curatissimi e raffinati - e in questo di certo contano anche gli anni di conservatorio che tutti i componenti della band hanno alle spalle.
In conclusione, "Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice" è un disco solare e 'positivo' come il suo titolo, capace di appassionare dall' intro alla ghost-track . Da queste righe vi consigliamo di avvicinarvicisi appassionatamente.

Redazione Rockit



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ciao / 18 GENNAIO 2005 

Non è mai troppo tardi per... ascoltarli!
Con grande stupore ho trovato su Ciao l'ultima fatica dei baresissimi Folkabbestia.
Il titolo è già tutto un programma, "Non è mai tardi per avere un'infanzia felice", un invito a vivere con enfasi ed allegria, un invito che ben si abbina alle canzoni prive di noia, ricche di umorismo e di folklore pugliese e non.

Pubblicato nel 2003 ed acquistabile sul sito uprfolkrock.com al prezzo di 12,99€ è composto da 14 brani scoppiettanti.
Come potete ben vedere la copertina rispecchia il carattere gioviale del gruppo ed è stato realizzato dallo studio di un mio ex docente di pubblicità nonchè padre del batterista degli stessi Folkabbestia...insomma tutto in famiglia perchè come appunto disse Fabio (il violinista) ad un concerto "A Bari e provincia siamo tutti parenti o amici"...confermo appieno!
Bando alle ciance parliamo dei brani: il disco si apre con "Benvenuti" un intro che accoglie l'ascoltatore come se fosse arrivato ad una festa di amici, come del resto ci si sente ai loro concerti dove è inevitabile farsi coinvolgere.
E l'impressione era quella giusta perchè a seguire c'è "Alla festa di Gigin" dove si possono gustare varie prelibatezze della cucina mediterranea con un omaggio alla samba brasiliana...non ci facciamo mancare niente qua!

Ma ora basta con i frizzi e i lazzi e parliamo di cose serie, "Alla manifestazione" è il brano di protesta che narra una movimentata giornata trascorsa a Roma per uno sciopero alla faccia del caro Silvio, ma si sa che il viaggio va affrontato con i mezzi adeguati e ci ricordano di non dimenticare il vino e il provolone e i pannolini per i bambini. Tutti ad ascoltare "quello della CGIL" con la speranza che il proprio figlio non debba avere padroni.
Passiamo ad aspetti più passionali con "Rosa velenosa" e più giocosi con "Il topolino".
Mentre "Qua si campa d'aria" è un remake in cui noi meridionali dichiariamo sarcasticamente che al sud non abbiamo bisogno di nulla perchè c'abbiamo tutto "il sole, il mare, le belle donne, la melanzana sott'olio, il calzone di cipolla..." non ci servono l'uranio poverino, i cibi genericamente mortificati, i centri siderurgi..."

"La risposta ad amando Armando" riprende una vecchia canzone dei Folkabbestia, "Amando Armando", contro la guerra, l'arroganza dei potenti e la stupida rivalità tra popoli ed etnie.
In "Io sono qui" si diventa un pò più seri e i Folkabbestia manifestano dichiaratamente il proprio impegno sociale e politico che espletano realmente mediante l'organizzazione di eventi a supporto di campagne elettorali e di cause come quella degli operai licenziati dalla Fiat di Melfi.

Ritorna l'allegria con "Dalla Moldavia col furgone", un brano strumentale che sembra provenga davvero dall'Est europeo, un omaggio alla musica popolare balcanica.
Ed ora una vera chicca "Alla Luciana": penserete una canzone dedicata ad una donna...ebbene no! E' dedicata ad una lumaca (detto anche cazzavone da queste parti) che viene cotta secondo il metodo alla Luciana...un testo un pò macabro ma divertente...soprattutto il risucchio finale.

Ascoltando "La giostra" sembra di essere davvero immersi nell'atmosfera piena di luci e musiche del Luna Park dove lavorano Agata e i suoi pretendenti tra cui volano gli oggetti contundenti...
"La fiera delle vanità" è un quadretto dell'attuale panorama delle società moderna con le ragazze che sognano di andare in televisione e i ragazzi che per lavorare devono arruolarsi...e secondo me c'è anche un riferimento abbastanza esplicito e poco favorevole (ma va?) nei confronti della casa delle libertà..."l'ovile delle vanità ma quanta bella libertà...".

Ed ora siamo arrivati al brano che dà nome al disco, storia di un piccolo passerotto e di un gattino alla ricerca di cibo che si incontrano e decidono di convivere in pace spartendosi i rifiuti di un cassonetto...una canzone all'apparenza banale ma con una grande morale...come ogni buona favola.
Ed infine "Andersen", un omaggio al famoso scrittore di fiabe con l'accompagnamento di musica folk-country.

Quindi non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice, per tornare bambini e permettersi di sognare e di continuare a credere nelle favole. Come due occhi smaliziati che però non hanno smesso di inseguire l'utopia della felicità ci svelano quanto siano preziose le piccole gioie racchiuse in un bicchiere di vino (e chi sono Al Bano?), nel calore dei raggi del sole che ci illuminano il viso e che si riflettono sul mare e sui campi, in una danza che risveglia la voglia di stare insieme e condividere risate e sguardi...
Beh se finalmente vi è venuta la curiosità di ascoltare questo album e leggere i testi andate sul loro sito www.folkabbestia.com e fatemi sapere...


VOTO: * * * * *

Subba



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dEBASER / 7 AGOSTO 2006 

Folkabbestia: Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice
E' il sapore di terre lontane, è un suono gitano, folkoristico, colorato con mille e più colori...è un assolo di violino che ti penetra il cuore.

In un'era musicale fatta di suoni pre-confezionati, computer sempre più protagonisti e strumenti ipertecnologici (attenzione, non è che voglia fermare il progresso) è bello, ogni tanto, potersi gustare un suono energico ma allo stesso tempo "antico" come quello che, dal 1994, i Folkabbestia spingono con sempre più voglia, pazzia e vitalità. Tecnicamente parlando, i Folk sono dei musicisti con la M maiuscola, al pari solo di Elio & Le Storie Tese, a cui rubarono, nel 2003, il posto sul Guinness Dei Primati suonando la stessa canzone per 30 ore consecutive; i titoli dei loro album sono delle vere e proprie perle semi-filosofiche di saggezza e demenzialità: "Seme" (1996), "Breve saggio filosofico sul senso della vita" (1998), "Se la rosa non si chiamerebbe rosa, Rita sarebbe il suo nome" (2000), "Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice" (2003), "Perchè 44 date in fila per tre col resto di due" (2005) e "25-60-38" (2006)... Bandabardò? Yo Yo Mundi? Casa Del Vento? Modena City Ramblers? Beh, non proprio, ma qualcosa di più.

Tutti e sei sono degli ottimi album, non c'è che dire, ma uno su tutti mi ha colpito, come un sasso dietro la nuca, ovvero, "Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice", datato 2003; un album soprattutto folk dalla testa ai piedi, con incursioni di liscio e di tango che non guastano mai, tanto che, sin dalla prima canzone (escludendo l'intro), "La festa di Gigin", già riusciamo a immaginarci un palco in una piazza di un piccolo paese di mare, le luci da Festa dell'Unità, l'aria serena, gioiosa e rilassata, le bancarelle con i prodotti tipici del luogo e i dolciumi...pezzo molto allegro ma allo stesso tempo commuovente. "Rosa velenosa" è una canzone eccenzionale soprattutto grazie al meraviglioso e unico violino di Fabio "A Repetiscion" Losito e all'instancabile fisarmonica di Pietro Santoro; la ritmica si sposta su mille e più variazioni accompagnando la voce semplice ma mai sguaiata e imprecisa di Lorenzo "Lollomanna" Mannarini.

Non mancano le canzoni dedicate al Sud, alla terra d'origine dei nostri "folkloristici artisti"; non mancano canzoni come "Qui si campa d'aria", vero e proprio inno alle terre soleggiate del Sud Italia, alla sana allegria della gente che ci abita e a un clima unico e magico; il testo, leggermente ironico, è forse uno dei più belli dell'intero lavoro ("che avete messo a fare sti lampioni, se c'è la Luna pè illuminazioni" oppure "al Sud si campa d'aria, non ci serve il petrolio, non ci serve l'uranio poverino, non ci servono i cibi genericamente mortificati"), un vero e proprio urlo d'indipendenza! Non mancano nemmeno le canzoni che puntano sul sociale, ma non un sociale politicizzato, bensì, un sociale che racconta e sa come raccontare storie vere; "Io sono qui" è in questo senso un pezzo carico di significati, di sogni di speranza, di incitamenti al non arrendersi mai, un pezzo musicalmente intriso di tradizione, pulito e, questo è l'importante, bello ed emozionante d'ascoltare; cito: "ho visto Genova da vicino, e i genovesi sul davanzale, ho visto guerra dentro un giardino e la mia foto sopra un giornale".

Se cercate una bella strumentale virtuosistica, "Dalla Moldavia col furgone" fa sicuramente al caso vostro, bella perchè senza parole riesce a raccontare una storia; anche qui Fabio Losito, al violino, fa il suo dannatissimo sporco lavoro alla perfezione. Allegra, spensierata e anche molto orecchiabile, "La fiera della vanità", riuscirà sicuramente ad accontentare tutti, mentre "Andersen", pezzo in stile "vecchio western", con tanto di urli da cowboy, chiude in modo più che dignitoso un'ottimo album folk; ri-cito: "è l'una di notte, tutto va bene, la Luna è una virgola in cielo" oppure "c'è un bimbo che manda un adulto a dormire, la storia comincia così".

Consiglio vivamente "Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice" a tutti quelli che hanno bisogno di vecchie, nostalgiche e allegoriche canzoni! Ve lo consiglio veramente con tutto il cuore...

p.s.
Per chi avesse voglia di saperne di più, e vi assicuro che ne vale la pena, www.folkabbestia.com

p.p.s.
Hanno ragione i frikkettoni Folkabbestia...non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice!

p.p.p.s.
La ghost track vale tutto il cd!

VOTO: * * * * *

Dexster

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