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RASSEGNA STAMPA: IL RECORD DELLE 30 ORE


barisera - 5/6 agosto 1996
rockit - maggio 1999
quotidiano della calabria - 11 agosto 1999
rockit - settembre 1999
musica nr. 227 - 24 febbraio 2000
quotidiano della calabria - 17 febbraio 2001
rockit - 17 aprile 2001
Il quotidiano della calabria - 20 settembre 2001

Bari Sera / 5 agosto 1996

In concerto alla Festa dell'Unità, il sestetto barese svela virtù e difetti del suo progetto
Guardando il mare nero e pigro Folkabbestia verso la Bretagna
MOLA DI BARI - "Quello che tentiamo di fare in ogni concerto è trasformare tutto in una festa". A parlare così è Francesco Fiore dei Folkabbestia, gruppo rivelazione del panorama barese. Li incontriamo in una pigra serata d'estate a Mola in occasione della Festa dell'Unità, un, palco sotto il Castello angioino; poco più in là c'è il mare, aria di bonaccia.
In breve tempo i Folkabbestia, che si sono formati nel 1995, hanno ottenuto risultati di grande rilievo come la partecipazione al festival di Arezzo Wave, in luglio, e quella ormai prossima al festival interceltico di Lorient, in Bretagna, dove suoneranno per quattro sere dal 7 al 10 agosto; inoltre a maggio del '97 parteciperanno alla Biennale dei Giovani creatori dell'Europa mediterranea che si svolgerà a Torino.
Risultati che non sono casuali: Francesco Fiore, Osvaldo Laviosa, Nicola De Liso, Umberto de Palma, Lorenzo Mannarini, Anton Giulio Galeandro, sono ormai da anni protagonisti del movimento musicale barese. Hanno quasi tutti alle spalle esperienze legate alla musica popolare, al folk irlandese soprattutto - dai Mc'&O, ai Folkways, ai Bariners - a parte Anton Giulio Galeandro, flautista e fisarmonicista che invece ha preso parte a diversi progetti musicali,dalla musica latina a quella
popolare. Insomma, musicisti scafati "che, con la nuova formula dei Folkabbestia, sono riusciti a trovare un linguaggio maturo ed una formula coinvolgente.
Amano classificarsi come una divertente miscela di rock, tarantelle, canzone italiana d'autore, ska, melodie slave e folk irlandese. "Le melodie slave sono frutto della formazione di Anton Giulio - spiega ironicamente Umberto de Palma - lui sin da piccolo riusciva a captare da Otranto le frequenze d'oltre Adriatico e ne è rimasto affascinato". Un ponte lanciato verso l'altra sponda del mare, dunque. Non è un caso che Tammurriata a mare nero sia dedicata proprio a tutti coloro che in una sera qualunque decidono di attraversare quel mare con solide speranze e con più fragili zattere. "Il nostro più grande sogno è quello di suonare dall'altra parte, a Dubrovnik, per quella gente che sogna di raggiungere l'occidente". Una dedica fatta guardando il mare nero che stasera è pigro come può esserlo in una calda serata d'agosto.
Poca gente sotto il palco per un concerto che non è dei più riusciti; colpa di problemi tecnici, suoni che si sentono appena, e un rullante che si rompe proprio sulle prime note della Tammurriata. Eppure i Folkabbestia riescono a trasmettere la loro energia ed i loro semiseri messaggi come ne Il paese dei dormienti, ninna nanna dedicata chissà a quale città, o in U'freakke-ton, riflessione semi-amara di un violinista che a trent'anni parla ancora di feste tra amici, di fumo acquistato a Japigia e non pagato al boss di turno.
E poi via con qualche cover, Walls of Limerick, Vulesse diventà di Eugenio Bennato; si riascoltano temi irlandesi, Pogues e Chieftains, e le melodie popolari mediterranee e ucraine.
C'è spazio per ballare sotto il palco anche se il pubblico è freddino, ma i Folkabbestia colpiscono soprattutto per i testi, un misto di ironia e filosofia, merito forse del settimo elemento/ombra Luca Basso che ha avuto un ruolo importante nella composizione dei brani e soprattutto dei testi. Canzone d'amore,- II sabato del villaggio e Breve saggio filosofico sul senso della vita sono tra le canzoni più significative di tutto il concerto. Riflessioni di musicisti innamorati, di girovaghi squattrinati, di poeti senza patria che guardano fisso il mare nero e sfidano da un antico castello.

Maurizio Triggiani




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rockit / maggio 1999

1 Maggio 1999 Mezzago (MI), Bloom
In camerino. Prima del concerto. Si alza la nebbia. Ma d'altronde siamo al nord e a certe "condizioni atmosferiche" siamo abituati. I Folkabbestia vengono dal sud. Bari. e a certe condizioni ambientali sono ugualmente preparati. Altroché. Ci si mette belli comodi a chiacchierare ("no, l'intervista facciamola dopo"). Raccontano che la sera prima hanno suonato a Perugia. In una specie di casolare. Che si sono divertiti parecchio. Che avrebbero dovuto partire da là al massimo per mezzogiorno. Si sono alzati nel pomeriggio alle 3. Perugia-Mezzago (Milano) in 5 ore e mezza. "ma a quanto cazzo siete andati?". "abbiamo fuso il furgoncino". Risate. Fiz, Gigi e i Folkabbestia. Interno serale. Ci offrono birra, "costruzioni arrotolate produci nebbia" e simpatia. Sono felice, potrebbe giurarlo chiunque: rido. I Folkabbestia sono contagiosi. A poco il concerto. Arriva in camerino una coppia di amici. Si compila il borderau SIAE ("compilalo tu, bradipo..."). Il batterista si fa la barba (filetto sottile troooppo maranza!). Gigi trova il tempo per una piccola e piacevole figura di merda "ragazzi, ho sentito sul vostro sito la canzone "oronzo", troppo bella !". Risposta tra il lapidario e il divertito "ma noi non abbiamo nessuna canzone che si chiama così" (tralasciamo che la metà del gruppo non sapeva nemmeno di avere un sito...). Risate. Nebbia. Birra.
"ragazzi fra 10 minuti si inizia ok ?". Ok. A dopo.

Arrampicati sugli scalini. Lontani da ogni divismo. Si accende il registratore e via (cazzo è la mia prima volta e non mi sono preparato nemmeno una domanda...)

Rockit : Che impressione vi siete fatti del pubblico del nord?
Folkabbestia : è un pubblico attento. ho visto anche ballare delle tarantelle giù in pista.Ma poi alla fine non c'è differenza: quando fai una festa è una festa e basta. Al nord come al sud. Al sud come al nord.

R : Qual'è il viaggio più bello che avete fatto?
F : sicuramente in Bretagna al festival di Lorian

R : Siete stati invitati?
F : No, siamo andati di forza con i kalascnikov (boh non so come si scriva), e abbiamo detto o ci fate suonare o spariamo! (risate) .in realtà abbiamo vinto un concorso "Folkontest" a Casalmonferrato e da lì, in premio, la possibilità di esibirci lassù. In Francia abbiamo suonato e fatto una bellissima figura, le rivelation du festival (!!!). Siamo piaciuti talmente tanto che siamo poi tornati l'anno dopo in tour e lì abbiamo conosciuto Remì che è diventato il nostro amico del cuore Bretone a cui abbiamo dedicato una canzone "memorie di Breizh"

R : Modena City Ramblers e Bandabardò, la gente vi accomuna a loro.come vivete questa cosa?
F : C'è bisogno di accomunarci a loro soprattutto quando la gente deve scrivere un articolo o una recensione per far capire di cosa parli, comunque è ovvio che ciò avvenga, cantiamo in italiano con atmosfere irlandesi, suoniamo gli stessi strumenti, c'è lo stesso spirito. Nonostante questo le differenze rimangono e molte, con i modena c'ho bevuto una birra poco tempo fa. La Bandabardò penso che stia portando in giro uno dei più bei concerti del momento. Sono fricchettoni, sanno far divertire e sono solari! Bravissimi.

R : il vostro rapporto con l'Irlanda?
F : Mi piace fare la sana vita da pub e lì se ne fa tanta

R : Qual'è la situazione musicale a Bari ?
F: Si suona tanto e di tutto dalla samba all'hip hop, la gente che suona è tanta e lo sa fare bene. Ultimamente c'è anche una riscoperta della musica tradizionale. Ciò non può che farci piacere.abbiamo poi un' etichetta creata dai Folkabbestia, Ziringallia, Movin Clouds, ci muoviamo per far conoscere e pubblicizzare la musica sana!

R : Musica sana?
F : Musica di cuore che non guarda al mercato ma è una musica che si crea con l'energia sprigionata dalle persone

R : Il cd è stato autoprodotto?
F : Sì il cd l'abbiamo pagato con i soldi che abbiamo tirato su con i concerti di due estati fa, poi abbiamo trovato un distributore la Good Stuff, e diciamo che le cose stanno andando bene

R : Ma vivete della vostra musica?
F : No io collaudo materassi 

Fiz




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Il Quotidiano della Calabria / 11 Agosto 1999

Per "Disseminazioni" si sono esibiti Folkabbestia e Hata
Atmosfere colte sul lago Cecita.
CONTINUA con crescente riscontro di pubblico la terza edizione di Sila In Festa, che lunedì sera ha visto di scena i nomi meno noti di Folkabbestia e Hata. Il gruppo barese è stato il primo a salire sul palco in riva al lago Cecita, preannunciato dalle note di "Torero" cantata da Renato Carosone. Sin dalle prime battute di "Canzone d'amore" la musica dei Folkabbestia si è messa in luce, riscaldando la platea che si è lanciata nelle danze al ritmo della mistura di tarantelle e gighe irlandesi che Lorenzo Mannarini e compagni propongono. Molto belli i testi di tutte le canzoni proposte, estratte quasi interamente dal loro unico cd "Breve saggio filosofico sul senso della vita", che rimandano alla migliore canzone d'autore che ha in Paolo Conte il punto di riferimento, omaggiato con una rilettura di "Azzurro". Molto trascinante il set dei cinque musicisti con tantissime citazioni espresse in maniera scanzonata. Tra gli inediti proposti una variazione sul tema di James Bond, nel quale riecheggiava molto il carisma di Fred Buscaglione, che ha accompagnato l'uscita dal palco del gruppo alla fine del concerto. La loro esibizione è stata un vero e proprio successo anche se la proposta non è molto originale e potremmo sintetizzarla come una via di mezzo tra il Parto Delle Nuvole Pesanti ed i Modena City Ramblers. Dei primi hanno l'attitudine punk scanzonata, mentre dei secondi ricalcano la linea sonora impreziosita come già detto dai testi mai banali.Atmosfera più colta per l'esibizione degli Hata, che non sono riusciti a trattenere tutto il pubblico anche se non hanno mancato di proporre buoni spunti. Molto elaborata la proposta che ha nella ricerca filologica il suo punto di partenza e che cerca di essere ampliata con il background pop jazz dei musicisti coinvolti. Belle e profonde le voci di Yaseminn Sannino e Martin Kongo che hanno trasportato il pubblico in terre lontane attraverso i canti espressi in lingue diverse, anche se il suono va meglio definito o in ambito etno, oppure in ambito pop, visto che al momento non soddisfa pienamente.

Eliseno Sposato




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rockit / Settembre 1999

10-09-1999 Live @ Rock in Rho - Mazzo di Rho 
Si respira una bella atmosfera al Rockin'Rho Festival che si svolge nel centro sportivo Mulinello in una frazione di Rho. Giunto ormai alla VIII edizione, è un appuntamento fisso di Settembre e per una volta siamo fortunati e non prendiamo la pioggia. Anzi siamo molto fortunati perché, persi nell'hinterland di Milano, riceviamo la soffiata giunta da un passante che ci indirizza in un parcheggio poco conosciuto. Questo fatto rende tutto più affascinante perché entriamo nel parco attraverso un buco ricavato nella rete di recinzione e ci imbattiamo in tende di liberi campeggiatori e bancarelle di ogni tipo ed estrazione etnica: ma questa è Woodstock!!! Allora la scelta di invitare a suonare i Folkabbestia, non ancora molto conosciuti da queste parti, è proprio azzeccata. Non c'è tantissima gente ma i fortunati presenti si godono una serata piacevolissima e, rotti gli indugi, ballano e seguono la band nella festa. La serata incomincia con una serie di cover ed inediti: "All'arrembaggio", "All right", "Il mio nome è James Bond" e prosegue con i pezzi del loro primo cd: "Il sabato del villaggio", "Nel circo ungherese", "La fuga in FA", "Azzurro", "Tammuriata a mare nero". Ogni canzone è una storia, ogni pezzo vuole richiamare qualche tradizione folk del sud Italia o balcanica. E' questa la forza dei FAB! Tutto si svolge in un clima da festa in piazza; Lorenzo, cantante e unica chitarra sul palco (strano a vedersi al giorno d'oggi, solo una chitarra acustica!!) interagisce con il pubblico e dalla foga capitombola anche a terra; Osvaldo, con il suo violino elettrico suonato divinamente, trova anche il tempo e la forza di saltare come un folletto fino alla fine; eppure secondo me è proprio nell'impatto visivo che il gruppo può ancora migliorare in modo da coinvolgere anche i più scettici nella bagarre. Da Bologna in su il Folk piace molto e ha ormai enormi masse di spettatori ma, sicuramente per il grande successo dei MCR, è legato alle tradizioni irlandese e latino-americana che non sono completamente nostre. Era ora che un gruppo musicalmente valido come i FAB! trovasse gli arrangiamenti giusti per farci riscoprire delle sonorità, provenienti dal sud, di sicuro impatto. Così il concerto si chiude con 3 canzoni tipiche meridionali come "Pasqualino Marajà" (D. Modugno), "Vulesse addeventere" e "Kalinikta", rendendo la festa ancora più verace. 
la scaletta:
All'arrembaggio; Canzone d'amore ; All right (reserved); Il mio nome è James Bond; Walls of limerik / Nikola Kolo; Il sabato del villaggio; Donatella; Mr. Tamburino; Breve saggio... ; Memorie di Breizh; L'Orazio pazzo / Ciocarlia; Azzurro; E pourquois; Nel circo ungherese; La fuga in fa; Tammuriata a mare nero; BIS: Amando armando; Pasqualino marajà (D. Modugno); Vulesse addeventare (Trad. sud Italia); Kalinikta (Trad. Salento)

Luca




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MUSICA / 24 Febbraio 2000 #227

4 febbraio - Bologna, Estragon
Hanno tenuto 400 concerti in tre anni, e venduto 3.500 cd autoprodotti sotto il palco.
Di sicuro i Folkabbestia sanno infondere al concerto fisionomie circensi e buskersiane (dalla Spagna ai Balcani, dall'Irlanda alla loro Puglia). Davanti a 600 spettatori sempre in movimento, in scaletta vecchi brani come Canzone d'amore, Zigana e Tammurriata (tradizionale), che si mischiano a brani nuovi come Frottoliere e Naima (buona la commistione di acustic jungle e pizzica ottenuta da Kekko Fiore al basso e Nicola De Liso alla batteria). La voce del gruppo, Lorenzo Mannarini, è limpida, e ben sostenuta dagli arrangiamenti di Fabio Losito (violino), Michele Sansone (fisrmonica) e Giuseppe Porsia (flauti). Festa, tradizione melodica e bandistica sono gli elementi dei Folkabbestia, da gustare su testi ironici e spesso inebrianti (Pirateria attacca il caro-prezzo della musica). Senza contare che, i riferimenti a Carosone, Modugno e Buscaglione fanno riflettere sulla vastità del nostro patrimonio melodico.

Peppe Palazzolo




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Il Quotidiano della Calabria / 17 febbraio 2001

Il tam tam sotterraneo corre veloce fra gli appassionati, e da un po' di giorni circolava con insistenza la voce di un ritorno dei Folkabbestia in terra calabrese. A noi come sempre, tocca il piacere di amplificare il linguaggio sommesso e confermare questo ritorno previsto per domenica sera al cinema Lux di Saracena (CS). Un concerto quanto mai appropriato per saggiare nella versione live le canzoni del nuovo album dell'orchestra pugliese: "Se la rosa non si chiamerebbe rosa, Rita sarebbe il suo nome", pubblicato da poche settimane dalla milanese uprfolkrock, nuova casa discografica indipendente, che pone la sua attenzione al rinnovato panorama indie-folk italiano. Se con troppa faciloneria qualcuno si è limitato a presentare i Folkabbestia come una versione meridionale dei Modena City Ramblers, i due dischi pubblicati sinora, mostrano una banda dalle influenze più aperte e contaminate, capaci come sono di legare a certa tradizione folk irlandese, le armonie del mediterraneo e dei vicini Balcani alle quali si aggiungono, per conferirgli maggiore spessore, una ricercatezza linguistica che gioca sul dualismo ironia-messaggio sociale, solo in apparenza azzardato. Come nell'esordio "Breve saggio filosofico sul senso della vita", anche "Se la rosa." si lascia apprezzare per l'ambientazione festaiola che emana, arricchito dallo spessore letterario dei testi, alle citazioni palesi (Dylan) od occulte (Buscaglione) che alcuni brani fanno emergere. Il disco prende spesso posizione sui temi più svariati, dalla pirateria musicale ("Pirateria") alla denuncia del perbenismo provinciale ("Via Sparano"), dalle droghe leggere ("Castello Ottagonale") agli sfasci prodotti dai vari imbonitori che infestano le televisioni ("Il frottoliere"). Fra qualche francesismo molto maccheronico (Et Purquoi?"), ed una lingua inventata di sana pianta ("Styla Lollo Manna"), le canzoni si susseguono puntando sulla lingua italiana e lasciando al dialetto solo un brano ("la tarantella della buana ventura") ispirata da quel gran poeta che è stato Fabrizio De Andrè. Un campionario di storie d'amore e vita di tutti i giorni raccontate con arguzia e stile di grande impatto emotivo, che dai dischi, passa ai concerti, per finire al godibilissimo sito internet (www.folkabbestia.com) curato dal calabrese Francesco "Bipo" Zofrea. Prezzo popolarissimo per questo concerto è fissato a sole cinquemila lire.

Eliseno Sposato




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rockit / 17 aprile 2001

Sera di Pasqua all'Ayers Rock club di Lamezia Terme, non ostante la giornata festiva il locale registra il tutto esaurito. Nell'uovo di Pasqua del locale lametino, c'è una sorpresa che sarà particolarmente gradita: un concerto dei Folkabbestia. La band pugliese ha regalato uno show coinvolgente solo in parte penalizzato dalle dimensioni ridotte del palco, che non favorivano la festosa gestualità che accompagna la musica del sestetto barese.
Francesco Fiore e compagni sono in splendida forma e si evince sin dalle prime note de "Il Frottoliere". Si fatica a restare seduti su quei tavoli, che verso la fine della serata diverranno pista da ballo per molti avventori. Sebbene lo spazio a disposizione fosse ridotto, il pubblico trova la maniera di ballare al ritmo di gighe irlandesi e tarantelle mediterranee. Gli arrangiamenti live non si discostano da quelli presenti sui dischi, non servono trucchi scenici per coinvolgere i presenti, la musica dei Folkabbestia ha il pregio d'essere perfetta per un party rilassato, vissuto all'insegna del puro divertimento. La parte del leone la fanno le canzoni di "Se La rosa Non Si Chiamerebbe Rosa, Rita Sarebbe Il Suo Nome" secondo album del gruppo barese recentemente pubblicato dall'uprfolkrock, ma non mancano passaggi anche di "Breve Saggio Filosofico." che portano la temperatura del locale a livelli altissimi. Molto apprezzate dal pubblico sono apparse tanto le nuove canzoni come "Il Castello Ottagonale", "La Sinfonia di Mr. Tamburino" e "Dentro La Mano" quanto le vecchie "Tammurriata a Mare Nero", "Breve saggio...". Il tutto è stato orchestrato in un crescendo culminato nell'apoteosi di "Style Lollo Manna" e "U Frikkettone" con tutto il pubblico a scandire il tempo con le mani ed ogni oggetto utile alla percussione, ad accompagnare i sei ragazzi baresi verso un successo meritato.

Eliseno Sposato




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Il Quotidiano della Calabria / 20 Settembre 2001

RENDE - Nonostante le nuvole pesanti che hanno partorito pioggia per quasi tutta la giornata, la seconda serata del "settembre rendese" ha portato il sereno sul numerosissimo pubblico accorso al concerto dei Folkabbestia. Il ritorno in Calabria ha confermato il successo che la banda pugliese ha raccolto quest'estate girando l'Italia e la Germania. Il clima di festa che contraddistingue i concerti di Francesco Fiore e compagni, si crea sin dalle prime note de "il frottoliere" brano guida del secondo cd "Se la rosa non si chiamerebbe rosa, Rita sarebbe il suo nome". La patchanka pugliese vive di una pregevole commistione di tarantelle irlandesi e gighe che si specchiano nell'azzurro mare salentino, passando per un'attitudine colta ed ironica che si riscontra nei testi delle canzoni. L'esperienza accumulata in anni di van consente a Lorenzo Mannarini di portare a spasso il pubblico a suo piacimento, raccontando piccoli aneddoti che altro non sono che efficaci presentazioni delle canzoni in repertorio. L'entusiasmo che si sprigiona dal palco, coinvolge tutti i presenti anche nei momenti più intensi, come quando arriva la dedica alle vittime newyorchesi su "Dentro La Mano". Quanto sia sentita questa dedica lo si è evinto dall'oscuramento del loro sito internet (www.folkabbestia.com) nelle giornate tragiche della scorsa settimana, unico esempio del genere di cui si è avuta notizia. Ma i Folka non hanno dimenticato chi muore giorno per giorno o vive nel terrore della guerra o della fame, a causa della globalizzazione: a questo riguardo hanno raccontato la loro esperienza alle manifestazioni di Genova, invitando tutti ad essere vigili perché non si ripeta un altro muro di gomma tipicamente italiano. Ma la festa è nel dna del gruppo e del suo pubblico, ed è ripresa grazie a brani come "U Fricchettone", con il webmaster Bipo sul palco a fare il maestro di battimani, "Castello Ottagonale" colta ed ironica presa di posizione sulla liberalizzazione delle droghe leggere, "Stayla Lollo Manna" e la cover di "Azzurro" che trascina tutti nelle danze (compreso un divertito assessore Talarico). "La fuga in Fa" chiude il concerto e spinge tutti a correre ai ripari dal violento acquazzone scatenato dalle nuvole pesanti che hanno fatto da scenografia nella riuscita serata rendese.

Eliseno Sposato




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