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RASSEGNA STAMPA: SE LA ROSA NON SI CHIAMEREBBE ROSA . . .


TISCALINET
MUSICBOOM
ROCKIT - APRILE 2001
SG BARI / L'ANGOLO DELLA MUSICA - MARZO 2001
ROCK STAR - MARZO 2001
ROCKOL - 17 FEBBRAIO 2001
RLB - 15 FEBBRAIO 2001
KATAWEB MUSICA - FEBBRAIO 2001
VINILE.COM - 22 GENNAIO 2001
VINILE.COM - 18 GENNAIO 2001
ROCKIT - 1 GENNAIO 2001
AUDIOREVIEW - GENNAIO 2001
IL MUCCHIO - GENNAIO 2001


recuperata dal web - www.tiscalinet.it

Una delle espressioni più cangianti della scena musicale nostrana
I Folkabbestia sono un gruppo di simpatici musicisti pugliesi, un'accolita di spiriti ridanciani, di gentile e fricchetonesco aspetto. I Folkabbestia hanno cominciato a ritrovarsi per suonare vecchie canzoni irlandesi e hanno finito per diventare una delle espressioni più cangianti e sfaccettate della scena musicale nostrana.
I territori battuti dai ragazzi baresi sono quelli condivisi con altre bands e musicisti, particolarmente inclini ai suoni acustici, ai sapori agresti, agli sguardi verso oriente, alle storia di vita raccolte per le strade di piccole e grandi città.
Il titolo sgangherato del loro secondo CD "Se la rosa non si chiamerebbe rosa, rita sarebbe il suo nome" appariva, tale e quale, su un muro barese, uno dei tanti tazebao spontanei in cui l'appagata saggezza del viandante, forte di una sintassi volatile e volitiva, si offre agli sguardi di chi passa e ha il tempo di riflettere su quelle parole pittate clandestinamente da mano rigorosamente ignota.
I Folkabbestia non hanno nessuna intenzione di entrare nel music business, piuttosto preferirebbero entrare in casa vostra per una visita di cortesia, magari per suonarvi dal vivo qualche canzone dell'ultimo disco e convincervi che sentirli in concerto è ancora più divertente.

Michele Pompei.



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recuperata dal web - www.musicboom.it

Le vie del folk.
Solitamente avere le idee chiare è un buon punto di partenza. Lo dimostrano anche i Folkabbestia giunti al secondo cd con questo "Se la rosa...", e di certo non solo per quanto si evince dal titolo sappiano più di noi in merito alle cose del mondo.
I 6 ragazzi baresi, infatti, dichiarano di voler percorrere "Le vie del folk" e, a quanto pare, sanno anche che esse sono lastricate di "... vecchie canzoni..." così come vanno riempite di "... nuove canzoni...".
Così si sono rimboccati le maniche e non hanno lesinato impegno nel suonare a tutta birra in questo loro lavoro, pervaso da una forte impronta ritmica punk-rock-ska.
Forse, poi, è vero che esagerino con gli ingredienti ed il piatto non risulterà sì equilibrato, ma di certo i buoni sapori ed i colori vivaci non mancano. Infatti in questo CD spaziano dalle gighe irlandesi alla pachanka dei Mano Negra, dallo ska alle danze macedoni alle tarantelle (la ripresa dal loro primo CD autoprodotto della bella "Tammurriata a mare nero" chiaro riferimento a tutta una tradizione), dagli omaggi anche nei versi a Bob Dylan ("La sinfonia di Mr. Tamburino") a De André ("Tarantella della buona ventura") a Buscaglione ("Il mio nome è Bond, James Bond") o, forse, Tonino Carotone (che è tra i ringraziamenti)?
Comunque, secondo noi, la parte migliore si ha quando musicalmente cercano una loro via alla musica popolare italiana come nella ballata "Dentro la mano", nella scanzonata "Pirateria" (ovviamente, dati i tempi, si riferiscono alla pirateria dell'audiovisione), in "In via Sparano" (bello l'intro e chiusa di un violino classico), nella già citata manifesto "Le vie del folk" o nella conclusiva filastrocca "Il castello ottagonale" che, come tutte le feste riuscite, fa terminare il CD in un coro generale.
In sostanza un buon lavoro (un merito ed un grosso in bocca al lupo anche per la neonata etichetta uprfolkrock) che dimostra che i Folkabbestia sono simpatici (veramente arguti alcuni testi) e sanno suonare, basti ascoltare, ad esempio, gli assoli in "La sinfonia di Mr. Tamburino" o la strumentale danza balcanica "Un'hora sola ti vorrei" (d'altronde hanno studi di conservatorio alle spalle), e queste non possono essere che garanzie di divertimento ai loro concerti.

Vita, usi e costumi dei Folkabbestia
D: Per rompere il ghiaccio puoi parlarci un po' di voi, dei vostri effettivi studi di conservatorio?
R: Non tutti noi studiamo o abbiamo effettuato studi musicali canonici, Lorenzo Mannarini, il cantante studia canto lirico al conservatorio, Fabio Losito sta per diplomarsi in violino, il fisarmonicista Michele Sansone studia composizione, io ho studiato per 4 anni flauto barocco, mentre Checco Fiore e Nicola de Liso, rispettivamente bassista e batterista hanno all'attivo una lunghissima militanza in gruppi di diverso genere, cosa che peraltro ci accomuna tutti, e che ci ha permesso di fare tantissima esperienza.

D: C'è un aneddoto legato al curioso titolo del nuovo CD?
R: Il titolo del nostro nuovo disco: "se la rosa non si chiamerebbe rosa, Rita sarebbe il suo nome" è una scritta che ormai da parecchi anni campeggia su un muro della nostra città, noi abbiamo pensato di utilizzarlo come titolo perché è una delle più belle dichiarazioni d'amore mai sentite, e anche perché ormai il tempo la sta lentamente cancellando, ragion per cui c'era bisogno di qualcuno che non ne facesse perdere la memoria.

D: Alcuni di voi suonano ancora in diversi gruppi baresi?
R: Nonostante l'impegno sempre crescente che richiedono i FAB, un po' tutti continuiamo a coltivare interessi musicali paralleli, che finiscono senza dubbio per influenzare positivamente il nostro modo di suonare insieme. Il rock, il blues, la musica balcanica, irlandese, o folk in generale, sono generi in cui tutti ci cimentiamo facendo esperienza e scuola (riagganciandomi alla domanda di prima)

D: Magari solo per far capire che tipo di musica fate, vengono fatti spesso i nomi dei Modena City Ramblers e della Bandabardò, a me pare che nell'ultimo CD ci sia un po' meno "suono irlandese" e più qualcosa di italiano ("Le vie del folk", "La pirateria", "Via Sparano" ed "Il Castello ottagonale") e parecchi accenti balcanici (il pezzo strumentale, gli assoli nella "Sinfonia di Mr. Tamburino", ecc.), tu quali nomi faresti, quali gruppi ascoltate, quale "via" volete percorrere in futuro?
R: Per citare tutta la musica che ascoltiamo, e da cui in qualche modo traiamo ispirazione, forse, non basterebbe un'enciclopedia, basti sapere che tra tutti e sei spaziamo dal punk a Domenico Modugno, preferendo tutti gli artisti che hanno o hanno avuto con la musica un approccio istintivo e di cuore, lontano da tutto ciò che spesso lo "show businness" impone e ci propina attraverso confezioni piene di colori ma vuote di contenuti. Nel nostro modo di fare musica speriamo che questo emerga. Per quanto riguarda il futuro, non abbiamo mai pianificato, e non ci siamo mai imposti niente, lasciandoci guidare da tutto ciò che ci succede intorno, ed è questa la via che abbiamo intenzione di continuare a percorrere.

D: Nel CD ci sono degli "omaggi" a personaggi "alti" come De André e Dylan, li considerate un po' padri della vostra musica o del vostro far musica?
R: Fabrizio De André e Bob Dylan sono senza dubbio ai primi posti delle nostre top ten personali, e li consideriamo non solo un po' padri della nostra musica, ma soprattutto padri di chi con il connubio Musica-poesia cerca di trasmettere al pubblico pensieri più profondi rispetto alle semplici canzonette. Sono sempre andati tutti e due abbastanza contro corrente rispetto alle mode musicali che hanno attraversato, scrivendo canzoni che non si svuoteranno mai di significato e con le quali siamo cresciuti, era doveroso render loro omaggio.

D: Mi pare che il vostro disco sia stato accolto molto favorevolmente, ad esempio ascolto quasi ogni giorno un pezzo vostro nella trasmissione "cult" di radio 2 "Caterpillar", che effetto fa? Cioè sia il parere della critica che ascoltarsi in radio?
R: E' inutile negarlo, vedere che le cose che facciamo vengono accolte bene ci fa molto piacere, come anche ascoltarci in radio. Caterpillar è una trasmissione che trasmette tantissima musica che in altre trasmissioni non troverebbe posto, ci trasmette spesso, e ci ha invitato sia in studio che al prossimo Cater-raduno, e di ciò siamo molto contenti.

D: In campo cinematografico c'è il boom della Puglia e del suo dialetto, penso a "La capa gira" ed a "Sangue vivo", riscontrate lo stesso fermento ed attenzione per la musica... e soprattutto è un fenomeno che si vive anche dall'interno o è solo la curiosità di chi viene da fuori ad interessarsi ad esempio alla "tarantola"?... o l'occhio della critica se lo prendono solo quelli del Salento?
R: La Puglia senza dubbio sta attraversando dal punto di vista artistico un momento di fortissimo fermento. Nel campo musicale ci sono un gran numero di musicisti e gruppi che suonano e suonano "forte", e che piano piano riescono a farsi ascoltare da sempre più gente. Del resto la lentezza è d'obbligo, qui da noi fa caldo per la maggior parte dell'anno, e se ci si muove toppo velocemente si suda parecchio.

D: A voi che avete "il circo, il cinema e la musica di strada nel cuore" piacerebbe un'esperienza simile all'Officina Zoé in "Sangue vivo" di partecipare un po' nella parte di se stessi ad un film? Piu' che un film ci piacerebbe essere immortalati in un documentario commentato e presentato da Piero Angela in Super Quark. Abbiamo anche già pensato al titolo: "Vita, usi e costumi dei FOLKABBESTIA". Sarebbe bellissimo.
R: I Folkabbestia hanno partecipato a numerosi festival, anche importanti ed "altri" come potrebbe essere definito quello di S. Arcangelo Teatri, com'è stata l'esperienza? L'esperienza al festival di S. Arcangelo è stata bellissima perché oltre al concerto che abbiamo fatto e agli spettacoli a cui abbiamo assistito, si riesce a creare una bellissima atmosfera soprattutto nei momenti in cui tutti gli artisti, attori o musicisti che siano, si ritrovano insieme scambiandosi esperienze e confrontandosi cosa molto importante per sentirsi vivi mettersi in discussione e verificare il percorso fatto. Forse potrebbe essere definito proprio come: "il festival del confronto".

D: Nel CD c'è un bel brano sulla pirateria, nel vostro sito ci sono qualche mp3 per dare un'esempio di com'è la vostra musica, i vostri CD costano meno degli altri, etc. pensate sia questa la ricetta per "combattere" Napster oppure...?
R: Nessuno vuole combattere contro niente, pensiamo solo che in effetti il prezzo troppo alto dei cd finisca inevitabilmente per compromettere la diffusione di certi tipi di musica, per cui ben venga Napster. Inoltre pensiamo che nessuno di noi esiterebbe, in ristrettezze economiche, a masterizzare i dischi dei Sex pistols e a spacciarli di fronte alle scuole elementari.

D: Ci potete dire qualcosa dei vostri concerti? Ricordo quando vi ho visti un paio d'anni fa, ad esempio, una simpatica cover di "Donatella" della Rettore, avete qualcosa di così spiazzante in programma? R: La dimensione live è quella che ci fa sentire più a nostro agio. Suonare e vedere che la gente si diverte e balla è la cosa che più di ogni altra ci gratifica e ci da la forza di andare avanti. In concerto le nostre energie sono impiegate al 100% per trasformare il luogo in cui suoniamo in una grande festa. Oltre ai nostri brani, ci è sempre piaciuto inserire nella nostra scaletta qualche cover come "Azzurro" o "Donatella"; ogni tanto nella nuova scaletta inseriamo un brano secondo noi molto bello di Domenico Modugno "Pasqualino Marajià" che sentiamo abbastanza affine al nostro spirito e altre sorprese che però meritano di essere scoperte dal vivo.
In attesa di incontrarci a qualche concerto BUONE COSE.

Redazione Musicboom



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www.rockit.it / APRILE 2001

D: ci spiegate il titolo del vostro CD? cioè al di là dell'errore: chi è Rita? chi è Rosa?
R: Rosa è un fiore, forse lo è anche Rita. è un messagggio d'amore un po' sgrammaticato (tanto lo è anche Rutelli nei suoi messaggi elettorali), ma è sincero e viene dalla gente: una frase d'amore presa dal muro della città di Bari, che assomiglia molto ad una poesia del celebre Totò... 

D: perchè avete deciso di riproporre anche in questo disco "tammuriata a mare nero"?
R: è stata una scelta del nostro produttore discografico a cui piace molto il nostro primo disco autoprodotto e ci ha chiesto di inserire qualche brano di quello nel nuovo, e noi lo abbiamo accontentato con "tammurriata a mare nero". 

D: in questo disco mi sembra che avete osato parecchio nei testi, non solo per l'ironia, ma soprattutto per le parole che sfidano la musicalità: non è infatti da tutti mettere in canto le scritte del copyright presenti sui CD ("Pirateria"), per non parlare del brano sul Castello Ottagonale. Come nascono questi due episodi?
R: L'idea di trasformare le scritte del copyright in canzone è venuta all'autrice del testo che è Maria Grazia Abatantuono, cantante del gruppo Ziringaglia, la quale è venuta un giorno a trovarmi e mi ha fatto leggere questo testo che mi è subito piaciuto ed è stato subito musicato. "Il castello ottogonale" è in realtà Castel del Monte, una delle principali mete turistiche pugliesi, costruito da Federico II di Svevia a forma ottogonale per ancora misteriosi motivi esoterici, da cui la nostra voglia di guarnirlo con un grosso numero di "cannoni ottagonali"! 

D: E la divertente "Stayla Lollo Manna", ha un senso o è una lingua tipo l'inglese di Celentano?
R: "Stayla lollo manna" è un antico canto di una tribù lollomannica, che abitava le colline murgiane nel secolo Kalimanni, rinvenuto in una gravina (località Manna) e tradotto da monache benedettine del convento di Santa Manna, nell'anno 1000. A chi ne vuole sapere di più e ha tempo da perdere consiglio di visitare il nostro sito: www.folkabbestia.com

D: la uprfolkrock e' un'etichetta appena nata? e' nata con voi? ha altri gruppi? come vi trovate?
R: Sì, è nata con noi e con i Lou Dalfin, gruppo storico delle valli occitani piemontesi. Questa etichetta vuole produrre musica di gruppi che hanno un live molto coinvolgente e soprattutto musica che non rientra in quella modaiola di MTV, TMC2, ecc. In questo ci troviamo molto d'accordo e poi è nato subito un feeling con il boss e per il momento andiamo d'amore e d'accordo. 

D: lo sapete che ho trovato 3 brani vostri su Napster? ce li avete messi voi? :-)) a parte gli scherzi, cosa ne pensate di Napster e del fatto che verrà messo a pagamento da Giugno?
R: Noi no, come dicevano Vianello e la Mondaini, forse qualche fan, o phone, chi lo sa? Napster è una bella cosa, l'arte e la cultura possono e devono essere scambiati liberamente. Per l'industria discografica non è un bel momento, primo perché in genere propone musica di merda a prezzi altissimi, secondo perché il digitale è una bella rogna, penso che non sappiano ancora come affrontare il problema. 

D: ho visto che sul sito della uprfolkrock vendete il vostro cd. ci sono riscontri? si riesce a vendere un disco di un'etichetta indipendente via internet?
R: Sinceramente non so come va la vendita su Internet, bisognerebbe chiederlo al nostro produttore. Comunque penso che Internet sia il futuro anche in questo campo. 

D: diteci un po' quando possiamo ascoltarvi, verrete presto nel nord italia a suonare?
R: Le prossime date nel nord Italia partiranno da giugno, il 9 a Cervia, al cater raduno e poi a Milano il 15 e il 17, e poi... Speriamo di incontrarci in queste occasioni. Un saluto e a presto.

Giulio Pons



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sinistra giovanile bari, "l'angolo della musica" / MARZO 2001

"Ti offro in cambio poche chiacchiere / frasi già pronte per storie credibili / vedrai farò di te / un uomo felice e soddisfatto di sé": sono alcune battute, tratte da "Il frottoliere", da cui si evince la filosofia (musicale e di vita) dei Folkabbestia, gruppo dallo stile un po' zingaro un po' picaresco, che, dopo due anni dall'uscita del primo lavoro discografico, ci riprova con il nuovo album "Se la rosa non si chiamerebbe Rosa Rita sarebbe il suo nome": un titolo stralunato e provocatoriamente sgrammaticato, che vuole essere un omaggio a un sogno d'amore sbocciato nei pressi di un mercato rionale. In questi anni i Folkabbestia hanno macinato chilometri di strada in furgone, tra festival ed esibizioni di piazza, dove sono sempre riusciti a far divertire e ballare rumorose comitive di nostalgici dello stile "freak" (ricordate il pezzo in dialetto barese, "U frikkettone"?). La loro bravura sta appunto nella straordinaria capacità di coinvolgere dal vivo: e appunto perché il loro spirito è proprio quello di irriducibili "animali" da palco (e da piazza), in questo lavoro hanno cercato di rendere al massimo le inconfondibili atmosfere "live", registrando in studio dal vivo. Il risultato è costituito da quindici brani, tutti nuovi (a parte la "Tammurriata a mare nero"), in cui è riproposta la consueta eppure sempre godibile formula a base di folk irlandese, di rimandi alle tradizioni popolari e di testi conditi d'ironia.

Redazione SG



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Rock Star / marzo 2001

Genere: folk a bestia!
Produttore: Annibale Bartolozzi, Folkabbestia
Brano migliore: In Via Sparano
Ha il suono di: Modena City Ramblers, Vinicio Capossela
Voto: 4/5 stelle

Un frullato di tradizioni musicali tutto da ballare. La band perfetta per ogni sagra paesana. In arrivo dalla Puglia, questo scalmanato gruppo d'amici sa come unire tarantolate e fisarmoniche, ritmo e tarantelle, ironia e pazzia allo stato brado in canzoni che, una dietro l'altra, sono tutto uno scorrere di storie strambe e personaggi improbabili. Come dei Modena City Ramblers che dimenticano l'impegno comunista e si lasciano andare alla musica, oppure come un Vinicio Capossela che la smette di tormentarsi l'anima e si butta in danze sfrenate, i Folkabbestia mixano in quindici tracce tradizione italiana, canzone francese, pizzicate mediterranee, veloci violini irlandesi e le "cantastorie" di Lorenzo Mannarini, Un lavoro assolutamente divertente, su di giri, capace di provocare una sicura extrasistole al vecchietto che, ignaro, si buttasse nelle danze, credendo di essere capitato a una festa di paese come tutte le altre.

Fabrizio Massignani



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www.rockol.it / 17 Febbraio 2001

Secondo biglietto da visita (un po' più ambizioso e variopinto del primo) per il gruppo barese, che appartiene a quella categoria che mette particolarmente in difficoltà coloro che hanno il già ingrato compito di descrivere musica a parole. Per comodità dei colleghi, abbiamo deciso di elencare in un breve saggio filosofico tutte le possibili figure musicalretoriche che potrebbero risultare utili per una recensione di "Se la rosa.":  atmosfere slave, sapori irlandesi, tarantelle affacciate ai balcani (i balcani, non i balconi), trovatori urbani, folk-rock agricolo, patchanka europea, combat-folk ironico, ponte tra Bari e Bretagna, incrocio tra Bandabardo', Modena City Ramblers, Pogues, Gang, Vinicio Capossela (non vorremmo mai trovarci a un incrocio così affollato. Quel che è certo, è che scoppierebbe un bel putiferio per stabilire chi ha la precedenza), festaioli rurali, buskers mediterranei, cantastorie etnici, cantastorie dei giorni nostri (occhio: già usata da Baglioni), guasconi acustici, randagi melodici (mica male, eh?), banda di sbevazzoni (che provino a negare), menestrelli multiculturali in salsa danzereccia - e via straparlando.  Dopo aver faticosamente tentato di stabilire "come si chiamerebbero i Folkabbestia se non si chiamerebbero Folkabbestia", tiriamo le somme: sostanzialmente, i FAB sono un gruppo da vedere che fa non poca fatica a costringere in un tondino di plastica il clima da sano pandemonio che riesce a creare quando si trova sul palco. Tuttavia pochi dei gruppi loro "cugini" per affinità elettive sono riusciti a produrre dischi piacevoli e divertenti come "Se la rosa." (decisamente, nei titoli non hanno la stringatezza di un Peter Gabriel). E' vero che ogni tanto le soluzioni melodiche sanno di già sentito (il folk è grande e ad esplorarlo bene mette un po' paura), ma i testi ("Pirateria" su tutti) e la versatilità nei temi affrontati testimoniano il salto di qualità dei "frottolieri" pugliesi.

Redazione Rockol



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RLB, "Sotterranei pop" / 15 Febbraio 2001

Questa è la trascrizione della lunga intervista telefonica fatta da Eliseno Sposato di RLB a Francesco Fiore...

D: Innanzitutto si parte da questo titolo molto criptico...Perchè sarebbe "Rita" il nome della rosa?
R: Perché siamo riusciti finalmente a scoprire il nome che voleva dare Umberto Eco alla sua opera... In realtà è una bellissima frase d'amore che abbiamo letto su un muro della nostra città, in un quartiere in cui c'è un mercato del pesce, uno della frutta... un quartiere popolare. E' una dedica bellissima che ha fatto una persona alla sua amata: l' ha immortalata su un muro e noi abbiamo voluto rendergli notorietà (c'è anche una foto nostro nel sito web). Inoltre ho saputo da Lorenzo che esiste anche una breve poesia di Totò che parla della rosa e di Rita. Anche lui sosteneva nella sua poesia comica, che il nome della rosa sarebbe potuto essere Rita... Questa donna da lui è considerata così bella tanto da poter far cambiare il nome ad un fiore... Questo è un po' il significato di questa frase...

D: In questo secondo disco mi sembra di riscontrare una maggior presenza della vostra personalità, soprattutto di quella che avete quando suonate dal vivo. C'è ancora di più un'aria di festa...
R: Eh! Credo che noi a furia di suonare, di darci dentro, di fare prove, abbiamo sviluppato un sound migliore... E' stato bravo in sede di registrazione Sandro Franchin ed anche Gianni Fantuz, il fonico in studio, ad immortalare questo sound nel disco. Sandro, il nostro produttore artistico in studio voleva che suonassimo live, ha spinto il gruppo in questa direzione. E c' ha azzeccato, perché questo è il nostro modo di suonare, noi da quando abbiamo iniziato a suoanre con questa formazione non abbiamo mai studiato i pezzi a tavolino, provati con sequenza basso-chitarra-batteria. Il nostro suono è proprio quello che nasce dal batterista che "stacca i quattro fuori" e noi tutti giù a suonare. Un po' come per i gruppi blues o i gruppi zingari: il suono globale è l'unione dei nostri strumenti, ognuno si appoggia sull'altro e quindi viene fuori questo sound... che a noi piace...

D: E e'e da dire poi che voi siete un gruppo piuttosto numeroso
R: Siamo una piccola orchestrina...

D: Nelle vostre canzoni, in cui vi è sempre un'atmosfera allegra e gioviale, in cui il mediterraneo si sposa con l'Irlanda, tarantelle si alternano a gighe, ci sono immancabilmente anche dei testi magnifici, magari alcuni di contenuto "leggero", ma sicuramente di grande sostanza, a livello letterario...
R: Si, anche su questo disco ancora una volta ha collaborato con noi Luca Basso, un nostro amico che scrive testi ed alcune musiche per noi già dal primo disco. Lui è quello che cura di più proprio l'aspetto letterario. Più che altro noi amiamo il godimento e la felicità, sono le nostre bandiere. Ovviamente quando parli in maniera ironica devi però saper dare un significato metaforico, un significato più sottile a tutto ciò che si fa e che si dice. Se questo traspare dai nostri testi allora siamo riusciti nel nostro obiettivo: far divertire, coinvolgere le persone lasciandogli però una cosa a cui pensare quando magari tornano a casa la sera dopo un concerto o quando ascoltano il disco. Questo mondo ci piace però potrebbe essere più bello, quindi diamo dei piccoli consigli, celati da quest'aria di positività. Vorremmo dare un piccolo contributo a far star bene più persone possibili.

D: E poi si parla anche di storia, nel cd... "Il castello ottagonale", una delle mie preferite... Ma questo "Cannone ottagonale" forse potrebbe avere un piccolo doppio senso... Chissà cosa pensava re Federico quando faceva costruire i suoi castelli, che non abbia fatto il vostro stesso ragionamento? Magari in preda a qualche fumo...
R: (risate) Qualche pianta allora si fumava, forse. La canapa esisteva già. Ho notato sotto i portici di via Indipendenza, a Bologna, alcuni mosaici sul soffitto, credo siano molto antichi, in cui è raffigurata una donna che cuce proprio con la canapa e c'è scritto in latino che "la canapa è copertura". La canapa quindi veniva usata per fare vestiti. In realtà però sono rappresentate ben visibili delle foglie di marijuana... poi ognuno intende quello che vuole. Sta di fatto che veniva comunque utilizzata. Oggi viene un po' bistrattata perché la si ricollega sempre al suo fine di stupefacente, però... magari è giusto che abbia anche questo fine...

D: Questo secondo disco esce per una nuova etichetta che si occupa di folk-rock, la uprlabel. Come è nata questa collaborazione, e soprattutto come vi trovate?
R: Abbiamo conosciuto Annibale Bartolozzi tramite il contatto di un giornalista, Federico Guglielmi (che tra l'altro ho visto che ti ringraziava nelle note di copertine di Combat Folk 2). L'idea di base di uprfolkrock è quella di diffondere quanto più possibile la cultura dal basso: non ho problemi con MTV, ma non si può ascoltare solo quella roba, c'è bisogno anche di cultura vera! Dopo la solita trafila, un anno di trattative poi abbiamo deciso di firmare. In quanto produttori di noi stessi eravamo un po' scettici di affidarci ad altri, però credo che con Annibale la situazione sia diventata subito abbastanza tranquilla, di rispetto e stima reciproca. Il lavoro in studio c'è Piaciuto, ci ha affidato in buone mani. Il suo lavoro adesso è quello di far conoscere di più i folkabbestia, soprattutto al nord, perché suoniamo molto al sud, ci riteniamo essere uno dei gruppi più conosciuti in Puglia ed un po' nel mezzogiorno...vorremmo diffondere la nostra musica e quindi lavorare di più al nord, magari anche all'estero: beccare l'estero sarebbe proprio il top! Con gente che lavora per noi, insieme a noi in un posto come Milano, rinomata per essere un po' il centro del businness musicale e non solo, dovremmo poter alimentare il nostro lavoro

D: Perché comunque, appunto, una certa notorietà ve la siete già creata da soli... Ed a questo punto cosa succede alla "NUD"?
R: L'esperienza "NUD" continua ad andare di pari passo, io con Giuseppe Porsia, il flautista, stiamo aprendo un ufficio nella città vecchia di Bari. Sarà un'agenzia ad hoc, con computer funzionanti, cercheremo di portare concerti da noi, anche Bari ha bisogno di cultura, non si può vedere solo Ron la sera di capodanno, c'è bisogno anche di fare altri concerti, di far vedere alla gente che c'è tanta altra roba che gira, se la gente lo vuole recepire. Poi produrremo anche un'artista che si chiama Daniele Di Maglie, un cantautore di Taranto che vive a Bari. Ci cimenteremo nella nostra prima produzione musicale!

D: Quindi l'esperienza continua... Mi dicevi dei computer... a proposito ricordiamo anche il vostro bellissimo sito www.folkabbestia.com
R: Esattamente!!

D: Come le migliori band, il sito è ufficiale ma nello stesso tempo non lo è, nel senso che non lo gestisce la vostra etichetta ma un webmaster, tra l'altro calabrese
R: Si, il grande "Bipo", Francesco Zofrea, che abbraccio... e gli do tante mazzate in testa (risate) ...E' una persona molto arguta, si sposa benissimo con il nostro spirito. Noi siamo appena tornati da Napoli, ieri sera abbiamo suonato al Velvet e proprio oggi, tornando, nel furgone abbiamo parlato un po' del nostro sito, del fatto che è proprio bello, ci sentiamo perfettamente rappresentati. Quindi che la gente ci venga a guardare anche lì, se ha voglia di farsi due risate, anche, perché poi è articolato in maniera molto allegra e gioviale...

D: E poi ha anche una Mailing List piuttosto corposa, questo posso dirtelo io, con gente da un po' tutta Italia... Un concorso, il folka aid (diamo aiuto...al bisognoso!) dei web poll molto divertenti... Peccato non sia stato possibile ascoltare i brani in anteprima...
R: Hmm, si effettivamente non avevamo dato molta importanza al fatto di lasciare qualche anteprima. Faremo pressioni sul nostro produttore per qualche brano da mettere nel sito. Si è una buona idea, provvederemo a farlo in breve tempo.

D: A proposito di siti web... Napster... In "Pirateria" c'è una bella presa di posizione! In questi giorni in cui molto si sta parlando proprio di Napster che, dopo l'acquisto da parte della BMG, ora rischia di chiudere, prendere una posizione chiara come voi fate, in questo ed in altri casi ancora, è certamente importante.
R: Bravo, sono contento che tu l'abbia detto. Bisogna assolutamente prendere posizione -penso- in questo periodo, perché la gente è abbastanza confusa. C'è un sottobosco di persone che, ahimè, fa della propria vita "telefonino e macchina". Bisogna un attimo prendere delle posizioni perché mancano un po' delle guide fondamentali, secondo me, nella nostra gestione politica dello stato. Allora prendiamo posizione e ci schieriamo, diamo un messaggio, che la gente se vuole recepire recepisce...

D: In sintonia con il brano "Pirateria" potrebbe esserci il fatto che l'autore di una parte de "La sinfonia di mr. Tamburino" non viene citato nei crediti
R: Che è Bob Dylan se non sbaglio (risate)

D: Comunque è una vostra caratteristica quella di citare, fare cover, belle cover di cantautori come "Azzurro", nel disco precedente
R: Ebbe', conta che io ed il cantante siamo sui 30 abbondanti, quindi abbiamo ascoltato molta roba degli anni 70, dei 60 anche. A livello di rock, di musica di cantautori, italiani ed anche stranieri. Sono un bagaglio musicale che ci segue, che portiamo sempre con noi. E' roba che sentiamo ci appartiene, per questo la citiamo nei nostri pezzi. Nelle stesse musiche, magari c'è qualche giro di basso preso in prestito da qualche pezzo o qualche nota di violino presa da altre robe che ascolta il violinista.

D: Come si lega l'ambientazione irlandese con la taranta pugliese o comunque con il folk tipico delle nostre zone...come siete arrivati a farlo?
R: Non c'è niente di studiato, niente di pensato. C'era un gruppo a Bari in cui suonavo io, il chitarrista (Lorenzo, che con i folkabbestia è anche cantante) ed il flautista. Si chiamava Mc&O' . Facevamo irish tradizionale, musica scozzese ed irlandese, andavamo in giro per pub, feste. Avevamo dentro di noi questo germe irlandese già 6, 7 anni fa. Siamo stati in Irlanda, chi uno, chi due volte, abbiamo ascoltato musica irlandese, sono quei dischi che passano di casa in casa, uno li presta all'amico ...e si inizia a tirar giù delle canzoni proprio per il gusto di farlo da quei dischi là. L'Irlanda l'abbiamo imparata così, i Balcani e l'est perché ci sentiamo vicini, oltre che geograficamente... E' un popolo che nel suo modo di fare musica - forse è un po' presuntuoso dire che ci sentiamo vicini - però la loro attitudine nel far musica ci piace, è quella che ci fa sentir vicini. La tarantella è la musica nostra, della nostra terra. A Bari se ne sente poca, ma basta spostarsi nel Salento o in Capitanata e lì si ascolta molta musica popolare, quindi sono influenze che poi vengono a galla da sole. E' il nostro percorso: quando fai una strada, incontri un paese, avrai ricordi di quel paese. Poi incontri una città e di quella città avrai ricordi. Potremmo anche sfociare nel jazz, non si sa mai, tra qualche anno diventiamo un po' più lenti ed appesantiti dall'età (risate)

D: Nel disco c'è una riproposizione di "Tammurriata a mare nero": a cosa è dovuta questa scelta?
R: Fondamentalmente è stata una scelta di Annibale, il nostro produttore, il quale voleva mettere in questo disco nuovo alcuni pezzi del vecchio disco proprio in virtù del fatto che erano dei bei pezzi e perchè questo disco avrà sicuramente più visibilità del precedente visto che è distribuito meglio e penso che si troverà più facilmente nei negozi.

D: Non a caso è il brano preferito da Federico Guglielmi...
R: Si, credo che andrà sulla compilation del Mucchio Selvaggio. Ecco, questo è uno dei pezzi che sono stati risuonati live, ha un po' uno spirito rigenerato rispetto alla vecchia versione

D: Ed è uno dei pochi pezzi cantati in dialetto. Una caratteristica dei folkabbestia, è infatti quella di cantare principalmente in italiano. Ciò potrebbe sembrare una contraddizione con la musica proposta, molto meridionale. Si tratta anche in questo caso di una scelta naturale, non studiata? Non è insomma una strategia per raggiungere una fetta di pubblico più ampia...
R: E' una cosa assolutamente spontanea, naturale. C'è un pezzo che si chiama "tarantella della buona ventura": quello è cantato totalmente in dialetto barese. Non c'è nessuna scelta pensata, era il testo che meglio si sposava a quella musica, ci piaceva proprio il suono della parola cantata in dialetto. E' stato aggiudicato quel testo lì per quella musica lì.Anche in "Tammurriata" c'è questa lingua che è un po' un miscuglio di vari dialetti del Mezzogiorno d'Italia. Anche questa lingua aveva una buona sonorità e quindi l'abbiamo appioppata a quella musica lì! Le sole scelte che ci sono state sono state delle scelte di gusto, basta. Quando ci troviamo giù in cantina a provare, quando una cosa ci funziona bene... magari potremmo anche cantarla in francese, come del resto è capitato con il francese maccheronico di "et pourquoi?"

D: E non dimentichiamo la nuova lingua di "Stayla Lollomanna"
R: (risate) Forse rischiamo di non essere presi troppo sul serio quando ci abbandoniamo in questi... esperimenti...

D: Nei crediti specificate che la "Tarantella" di cui parlavi è stata ispirata da Fabrizio De Andrè: un altro legame colto spunta fuori
R: Beh, Fabrizio De Andrè è stato sicuramente il più grande, un vero poeta, secondo me andrebbe letto in tute le scuole come testo letterario. Non si può non citarlo. Sarebbe come suonare rock in America e non conoscere Neil Young

D: Per concludere, nel disco c'è un'altra presa di posizione nel brano "In via Sparano", un pezzo che mette a nudo la falsità dell'apparire che può capitare di incontrare in qualsiasi strada delle nostre città
R: E si, infatti è esattamente quell'ipocrisia con la quale le persone spesso si mascherano. Questa vuole essere una piccola critica alla nostra città, che a noi piace, nonostante sia un po' difficile da vivere, soprattutto da gente come noi, assetata di cultura... Vorremmo essere sommersi da eventi come, non so, teatro, musica. E questo nella nostra città stenta un po' a manifestarsi. E' un punzecchiamento alle persone che popolano la nostra città. Una città che da secoli è terra di commercio, quindi magari trovi la gente arricchita con la puzza sotto il naso, che oltre a quella parvenza di ricchezza non sa darti altro. In realtà è vuota

D: La gente con "le terrise" (i soldi, in dialetto barese, n.d.r.)
R: Si, la gente con i soldi.. Ma non è che la disprezzi perché ha i soldi! Anzi, magari potessimo stare tutti economicamente bene. Con i soldi si possono fare tante cose belle, però se al soldo leghi soltanto i tuoi bisogni più materialistici, e parlo della macchinona, della villa e tutto ciò che di cui questa città si fa portabandiera, allora questa gente non ci piace più e li critichiamo nei nostri pezzi...

D: Prima di lasciarci: "Secondo te è più forte Hulk o La Cosa?"
R: (risate) Secondo me è più forte la cosa (risate) non so perché ma è più forte la cosa... Quando ero piccolo leggevo i fumetti della Marvel: queste erano le domande stupidissime che arrivavano in redazione. All'epoca la domanda era proprio questa: "Chi è più forte, Hulk o La Cosa?" e allora l' abbiamo riproposta nel nostro sito... Così, uno sketch divertente...

D: Vabbe', l'aggettivo "divertente" mi tira un ultimissima domanda a proposito della copertina: come mai proprio una pianta carnivora?
R: Perché anche il fiore stesso che è oggettivamente bello può avere un suo rovescio: il fiore che t'inghiotte, come può essere un amore che può inghiottirti totalmente... e non ne esci più...

Eliseno Sposato - trascrizione: bipo



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Rock Sound / Febbraio 2001

Dopo l'eccellente debutto autoprodotto di circa due anni fa, i Folkabbestia ritornano con un album interessante e che ne rappresenta appieno la natura. Musica popolare mediterranea, ritmiche balcaniche, echi cantautorali, atmosfere irlandesi, e nessuna concessione all'elettronica, elementi che costituiscono l'ossatura del sound della band pugliese, animata da una sana e trascinante attitudine punk; ricetta simile a quella che ha portato i Modena City Ramblers al successo. I testi raccontano, con ironia e delicatezza, storie di ieri e di oggi che attingono molto spesso dalla cultura meridionale. Molte le citazioni e le commistioni, dalla musica da strada al circo; le fisarmoniche i violini e i flauti risvegliano in chiunque la voglia di ballare, muoversi e far festa. Le "bestie" ridisegnano i canoni del folk rock italiano, reso allegro e vivo dal tipico calore della gente del sud. I tradizionali ritmi si rivitalizzano e assumono una nuova dimensione con le forti influenze irlandesi e balcaniche; smussate e contestualizzate dal grosso amore per la musica d'autore italiana; amore già evidente nella cover di "Azzurro" presente nel loro primo album. Quindi se fossati e De André rappresentano la faccia colta del recupero delle tradizioni, i sei ragazzi baresi ne simboleggiano lo spirito istintivo e viscerale del musicista da strada. (3/5)

Fabrizio "Panna" Panarese




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Kataweb Musica / Febbraio 2001

Folkabbestia, se l'Italia fosse quadrata... L'Irlanda, i Balcani e la nostra tradizione mediterranea confluiscono nella musica della band pugliese che è tornata con Se la rosa non si chiamerebbe Rosa, Rita sarebbe il suo nome. kwMusica li ha intervistati Tarantelle, irish folk, suoni dai Balcani sono solo alcune delle influenze presenti nella musica dei Folkabbestia, l'esplosivo ensemble barese che di recente è tornato sulle scene con il secondo album Se la rosa non si chiamerebbe Rosa, Rita sarebbe il suo nome. Menestrelli infaticabili i Folkabbestia conoscono la formula magica per mettere sempre di buon umore chi li ascolta, un segreto appreso nelle tante prove in cantina ma soprattutto nelle numerose esibizioni dal vivo anche per strade e piazze. Il loro furgone, in questi anni di attività, ha percorso molti chilometri attraversando su e giù l'Italia e forse adesso è ora di cambiarlo, un progetto che la band, rappresentata da Checco nell'intervista che segue, metterà in atto se l'album e i concerti andranno bene. Il vostro nome è divenuto conosciuto quando nel '96 siete stati selezionati tra i 12 gruppi emergenti italiani di Arezzo Wave. Che esperienza è stata? Suonare ad Arezzo Wave è stata una grande e bella storia, mi ricordo che a fine concerto vendemmo più di settanta cassette super artigianali con i primi pezzi in italiano del gruppo. Era anche una delle prime volte che affrontavamo la stampa e la radio, un'esperienza che ci fece sentire dei "fichi". Lo staff di Arezzo invece non fu molto corretto con noi perché gran parte della promozione che ci avevano promesso a loro carico non è mai stata attuata e inoltre stamparono solo 300 copie della compilation del festival, praticamente un bluff. Ricordo che la Big Square, società di proprietà di Arezzo Wave, si prende le edizioni dei brani. Nonostante ciò lo considero un gran festival e ci vado praticamente tutti gli anni. La vostra attività dal vivo è continuata anche in altri numerosi festival, insomma per voi l'aspetto live è fondamentale. I Folkabbestia nascono da numerose prove in cantina, quindi l'approccio live è quello che prediligiamo. Abbiamo accumulato un po' di esperienza dal palco e dalla strada, e stiamo a nostro agio soprattutto quando le persone ci rispondono con sorrisi che esprimono apprezzamento. Unite il folk irlandese, la tarantella, i Balcani. Questo crossover etnico da quale passione deriva? Ci viene di mischiare quello che ascoltiamo e suoniamo anche con altre formazioni. Abbiamo iniziato con l'Irlanda (alcuni di Folkabbestia erano nei Mc&O' formazione acustica di irish folk dei primi anni Novanta) e poi ci siamo fatti influenzare dalla vicina Albania e dai Balcani (il grande Antongiulio Galeandro, primo fisarmonicista del gruppo, sintonizzava la sua radio su Radio Tirana). La Tarantella invece è roba fatta in casa, nei nostri paesi è più facile trovare tamburellisti che imprenditori!!! Pensando alla vostra musica viene in mente il ballo e il divertimento. Ci sono però anche altri messaggi che volete trasmettere? Si! Spegnete la televisione e aprite gli occhi. Adesso più di prima visto che il nuovo Presidente del Consiglio è a capo dei mezzi di telecomunicazione! Quali sono, se ci sono, differenze con il precedente album? Il primo conteneva dei pezzi "storici" del gruppo mentre questo è stato registrato e suonato in maniera più consona al sound di Folkabbestia. Merito anche di Sandro Franchin e di Annibale Bartolozzi rispettivamente nostro supervisore in studio e produttore. Il significato del particolare titolo "Se la rosa non si chiamerebbe Rosa, Rita sarebbe il suo nome"? E' una frase scritta su un muro di Bari la nostra città, una dedica sgrammaticata alla donna amata. Una frase molto "roots". Per chi fa musica come la vostra quali vantaggi e svantaggi trova nel suonare in Italia? L'unico vero problema è che questa penisola è tanto stretta quanto lunga. Non ci passa più andare da sud a nord ogni santissima volta col nostro furgone. Volevamo abitare in un paese più tondo, ma non più quadrato (ridono, N.d.I.)! Cos'è per voi essere Folkabbestia? E' folk con attitudine animale. Abbiamo il destino segnato. Pensa che una volta un organizzatore, scambiandoci per Punkabbestia, si aspettava che dal furgone scendessero pure i cani "zeccosi". Eppure mica avevamo fatto aggiungere per cena le scodelle in più! Quali sono i desideri che vorreste veder realizzati nell'imminente futuro? Poterci comprare un furgone un po' più spazioso. Quale è il vostro rapporto con Internet? Nullo sino a quando non abbiamo conosciuto Bipo il Folkawebmaster che ci ha erudito e ci cura uno dei siti più belli del mondo: www.folkabbestia.com. Una lancia spezzata in favore di Napster che speriamo faccia proseliti! Chi ascolta la musica sul serio (non le porcherie da MTV) se apprezza il CD che ha scaricato, scende di casa e se lo va a comprare! Baci e abbracci a tutte le signorine, e una stretta di mano ai loro ragazzi!

Gianluca Polverari



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www.vinile.com / 22 Gennaio 2001

Incontro con un sestetto pieno di ribalda ironia
Ironia, simpatia e spregiudicatezza: sono queste le caratteristiche che risaltano parlando con questi sei ragazzi di Bari. Amano far divertire dunque. Amano far ballare la gente ai loro concerti esaltando ed amplificando il contatto diretto col pubblico. Ridono e scherzano alternando risposte serie ed esaustive a battute (viva la focaccia! per esempio) e risate a squarciagola. Ma trattano argomenti importanti e diventano precisi ed impeccabili lasciando intendere che comunque la loro musica ha qualcosa di urgente da dire e da comunicare. Esplorano con grande animo e passione le radici del folk del sud Italia soprattutto, mescolando il tutto nel calderone di una musica che esula da ogni pura definizione di genere.

D: Come nasce il titolo del vostro ultimo lavoro?
R: Vedi...il titolo è un murales, o meglio una scritta fatta su un muro della nostra città, a Bari. E questa frase d'amore popolare, con tanto di errore grammaticale, scritta da un personaggio a noi ignoto alla sua amata ci ha colpito in modo particolare e l'abbiamo voluta rendere immortale.

D: Viviamo nell'era dei computer, della tecnologia..., che per di più sono ormai entrati nella nuova idea di musica moderna. Cos'è per voi la musica folk oggi?
R: Beh, sicuramente la musica popolare è quella che arriva dritta dritta nel cuore di chi l'ascolta...Ma comunque è un concetto che non riguarda solamente la musica. La riscoperta delle tradizioni, del patrimonio culturale di un popolo è la risposta alla terribile omologazione che ci passa davanti tutti i giorni. E' come voler dire: "Non è meglio il vecchio artigiano e la piccola bottega degli ipermercati e dei McDonald?"

D: Voi usate diverse concezioni stilistiche e compositive nella musica. Qual è il vostro underground artistico? Quali sono le cose con cui siete cresciuti e che amate ascoltare ancora oggi?
R: Credo che sia chiaro dalle nostre canzoni quanto amiamo ascoltare musiche molto differenti tra loro. Siamo cresciuti con Tom Waits, con i Beatles, col punk rock della California, con Jan Garbarek, con le pizziche salentine e ora proviamo grande rispetto e ammirazione per Elio e e le Storie Tese.

D: E proprio a riguardo ai questo ultimo nome che hai citato, non è possibile non accennare al vostro naturale piacere per lo scherzo e per il senso dell'ironia, palese o meno che sia.
R: Qualsiasi cosa fatta con ironia risulta più piacevole, dalle riunioni di condominio alle partite di tressette...

D: In Se La Rosa Non Si Chiamerebbe Rosa (Rita Sarebbe II suo Nome) c'è una canzone chiaramente ispirata ad un testo dei The Byrds, reso famoso da Bob Dylan. E soprattutto a quest' ultimo sono rivolti i vostri pensieri. Perché proprio Dylan?
R: Ecco, Dylan per noi è il grande menestrello, è la voce di tutti quelli che non...

D: So che porterete in tour il vostro disco. Quando e dove comincerà?
R: Ancora molte tappe devono essere messe a punto. Per ora sappiamo con certezza che suoneremo a Napoli il 20 gennaio in Piazza del Gesù e a Bari il 27 dello stesso mese nella palestra ex gil.

D: Per il resto invece ci sono altri progetti nascosti nel cassetto?
R: I nostri progetti sono in progetto. Forse il nostro flautista si compra un barca, eh! eh!...

Federico Scoppio




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www.vinile.com / 18 Gennaio 2001

Folkabbestia
"Se La Rosa Non Si Chiamerebbe Rosa (Rita Sarebbe Il Suo Nome)"


I Folkabbestia amano far divertire, amano far ballare la gente ai loro concerti esaltando ed amplificando il contatto diretto col pubblico, ma esplorano anche con grande animo e passione le radici del folk del sud Italia, mescolando il tutto nel calderone di una musica che esula da ogni pura definizione di genere. 
La band pugliese, dopo una parentesi nel mondo dell'autoproduzione, inaugura una nuova ed interessante stagione discografica con la casa di produzione uprlabel. Attraverso la contaminazione dei codici sonori che appartengono alla tradizione, la loro musica prende linfa vitale, per sopravvivere ed adeguarsi agli stilemi moderni. Partono così da un approccio prettamente folk, tuffandosi in scatenati ritmi ska che alternano a pizziche tarantate salentine, per rivitalizzare poi le tradizioni dell'area balcano-mediterranea e anche dei codici popolari irlandesi. Azzardano anche un "omaggio" al menestrello Bob Dylan dissacrando il signor Tamburino. E il loro segreto è proprio questo. Sanno mischiare tradizioni musicali differenti senza cadere nella semplice memoria popolare. Oggi, la cosidetta "nuova musica poplare italiana", tenta di sfatare questo tabù alternando agli elementi popolari quelli tecnologici; i Folkabbestia provano invece il grande salto usando un'abbondante dose di ironia, che permette loro di andare oltre le regole della composizione e anche della grammatica. Se la Rosa non si chiamerebbe Rosa (Rita sarebbe il suo nome).

VOTO (4/5)

Federico Scoppio



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www.rockit.it / 1 Gennaio 2001

Dopo averci favorevolmente impressionati con il loro CD autoprodotto d'esordio, ascoltato e ballato allegramente per la prima volta durante l'edizione '98 del MEI, ecco i sei pugliesi Folkabbestia con il loro nuovo lavoro, questa volta prodotto dalla neonata etichetta uprfolkrock. 
Il titolo del CD ("Se la rosa non si chiamerebbe rosa (Rita sarebbe il suo nome)") porta con se un errore grammaticale troppo abnorme per essere vero ed infatti, esattamente come la loro musica, anche il titolo ha l'intento di stupire. Non si impongono ne' regole ne' freni i Folkabbestia e ci propongono un CD magistralmente suonato e ricco di idee e contaminazioni artistiche di ogni tipo; si passa dallo ska-reggae alla tarantella, dalle sonorita' balcaniche ed irlandesi ai ritmi afro, tutto riadattato in battere e levare come il folk tradizionale impone. 
E' proprio qui la loro straordinaria originalita', prendere musiche e spezzoni di testi da classici indimenticabili, Mr. Tambourine Man di Bob Dylan su tutti, ma anche Fred Buscaglione e i piu' recenti Pitura Freska, e personalizzarli a tal punto da marchiarli in modo univoco con la loro impronta. 
Una nota di merito va assolutamente ai testi ed a Lorenzo Mandarini che li interpreta come meglio non si potrebbe; ogni testo e' una storia che si assapora con il sorriso (molti i testi ironici) e scivola via fluida perfettamente amalgamata con la musica. 
Non mi risulta ben chiara la scelta di riproporre, praticamente invariata, la pur bellissima Tammuriata a mare nero gia' presente nel precedente CD, mentre su tutti i pezzi segnalo La sinfonia di Mr. Tamburino e Le vie del Folk, due ciliegine su una torta gia' squisita.
PRIMA SCELTA (5/5)

Luca Birattari



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Audio Review / Gennaio 2001 #209

II percorso dei baresi Folkabbestia ci aveva già intrigato un paio di anni or sono, ai tempi di "Breve saggio filo-sofico sul senso della vita", per quella inquietudine musicale lieve, sulle corde dello humour e della vorticosità dimessa, e per un modo per nulla invadente di rifarsi alla tradizione. Con "Se la rosa non si chiamerebbe Rosa (Rita sarebbe il suo nome)" (inizialmente disponibile solo attraverso il sito dell'etichetta, uprlabel.com) la competenza del termine tradizione in questa storia si è allargata ancora di più, fornendo gli spunti migliori per mettere insieme una buona quantità di riferimenti etnici, abbattendo le distanze ed unendo echi che arrivano anche dal nord dell'Europa con i richiami del Sud del mondo. Una poliedricità espressiva che è il più grande pregio di canzoni quali "Tammuriata a mare nero", "Le vie del folk", "II castello ottagonale", "Frottoliere": pezzi di arte radicale, nel senso migliore della parola. Le timbriche sono levigate al punto da fornire un ottimo supporto a melodie difficilmente dimen-ticabili, mentre il punto di forza più evidente della band continua a rimanere una spontaneità compositiva (e vocale) invidiabile, che non perde mai il giusto mezzo tra il divertimento e qualche denuncia, il ballo e la riflessione. Un cantarock, insomma, in cui le capacità musicali di Francesco Fiore si destreggiano con mano sempre più sicura, per far incontrare la propria cultura locale con quella di un villaggio "globale" sempre più piccolo e spaventato. Poco incline ad essere sottoposto a paragoni precisi, il suono dei Folkabbestia si sta evolvendo simpaticamente, nel senso etimologico, cioè trasmettendo buone emozioni con la massima forza comunicativa possibile.
Qualità artistica : 7 - Qualità sonora: 7.5

John Vignola



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Fuori dal Mucchio / Gennaio 2001

Anche impegnandosi al massimo, sarebbe stato difficile accostare nello spazio principale di questa puntata "natalizia" di Fuori dal Mucchio due dischi più diversi tra loro: per i contenuti musicali, per la lingua dei testi, per le strategie delle etichette che li hanno immessi sul mercato e per l'area di provenienza dei gruppi che ne sono intestatari. Per ragioni affettive, visti il loro contributo alla raccolta Fuori dal Mucchio Voi. 2 - Combat-folk, cominciamo dunque dai Folkabbestia, il cui seguito a Breve saggio fìlosofìco sul senso della vita (Fab! 1998) è stato ancor più curiosamente intitolato Se la rosa non si chiamerebbe Rosa, Rita sarebbe il suo nome. Nei quattordici episodi dell'album, che costituisce l'esordio sul mercato della nuova etichetta UPR Folk Rock, la band barese si muove con sicurezza tra varie sonorità tradizionali non solo autoctone ma anche celtiche, balcaniche e persino giamaicane (reggae e ska: influenze mutuata dal vicino Salento?), bilanciando - anche negli ottimi testi, al 95% in italiano - spirito moderatamente barricadero, mordace ironia, intenso lirismo e inclinazioni cantautorali. Proprio la versatilità, unita a una innegabile freschezza compositiva e una notevole lucidità in sede di interpretazione e arrangiamento, sono le armi migliori di Francesco Fiore e soci, che rispetto ad altre formazioni il cui approccio stilistico -attitudinale è in parte coincidente- ad esempio i capiscuola Modena City Ramblers, ai quali a volte inevitabilmente assomigliano: si ascoltino Per qua o lo strumentale Un hora sola ti vorrei - rifiutano l'enfasi di gusto epico a favore di una pur appassionata ed esuberante "leggerezza": una leggerezza conferita, oltre che dalla fluidità delle melodie e dalla pulizia degli interventi strumentali, da un cantato teatraleggiante al quale è davvero difficile non concedere l'attenzione richiesta. Suscitano immediata simpatia, i Folkabbestia, sia quando privilegiano la loro indole poetica senza peraltro lesinare in soluzioni pirotecniche {Tammuriata a mare nero, In Via Sparano o Le vie del Folk) e sia quando lasciano spazio al loro deflagrante sense of humor (Frottoliere, Oggi si sposa Naima, II castello ottagonale o Il mio nome è Bond, James Bond); e colpiscono con la loro verve da Pogues mediterranei, che alla disperazione preferiscono sempre la solarità. Un solo avvertimento: il ed - preconfezionato, non da scaricare - sarà inizialmente ac-quistabile solo tramite Internet, presso il sito uprlabel.com.
Federico Guglielmi



//  L' INTERVISTA  //

D: II vostro ultimo album inaugura il lavoro di una nuova etichetta discografica dal nome emblematico: "uprfolckrock". Come siete arrivati a contatto con questa realtà?
R: Tutto avvenne un caldo pomeriggio primaverile quando, in quel di Prato, in un bar vicino alla stazione, sotto uno specchio che riportava la scritta "contratto", firmammo appunto il "trattato di Prato" con uno sfegatato tifoso romanista di nome Annibale Bartolozzi - che da quel momento divenne il nostro produttore discografico. Confusi e disorientati chiudemmo l'allegra scampagnata assistendo ad un concerto di Elio e le Storie Tese con il nostro carico di buone speranze. Fummo sicuramente attratti dal nome che avrebbero avuto le edizioni dei nostri brani ("Peones"), e dalle incredibili capacità dialettiche del nostro futuro impresario. Per noi che venivamo da anni di autogestione era una bella botta. Siamo già grandi amici ed infatti Annibale viene spesso a scalmanarsi ai nostri concerti. Siamo contenti di lavorare con una persona che apprezza la nostra musica e si dichiara nostro fan!

D: Artisticamente battete sempre le stesse terre, pur se si nota un evidente crescita in fatto di cura del suoni e di groove personale. Cos'è stato determinante In questo senso?
R: Per la cura dei suoni l'incontro con Sandro Franchin, con il quale abbiamo effettuato le registrazioni del CD. I suoi consigli ci hanno arricchito e la sua maestria come fonico ha fatto il resto; siamo molto contenti del risultato e pensiamo che il disco suoni bene. Un saluto va anche a Gianni Fantuz che ha lavorato duramente con noi per la tutta la durata delle registrazioni. Per quanto riguarda il groove c'è un detto delle nostre parti che recita così: "Dalle e dalle ca se rombe pure u metalle!" (traduzione: "Dai e dai che si rompe pure il metallo!").

D: Come molte formazioni della vostra area la vostra principale prerogativa sono gli spettacoli dal vivo. Con i risultati ottenuti adesso in studio, avete per caso cambiato preferenze?
R: Abbiamo iniziato suonando dal vivo e con il live abbiamo fatto una grossa gavetta. In studio non siamo mai stati disinvolti, ed in passato non siamo mai riusciti a trasferire l'energia del concerto in sala d'incisione. Questa volta abbiamo avuto più fiducia in noi, e poi Sandro Franchin ci ha spronato a "pestare e a non fare le fighette". Questo disco rispecchia molto quello che siamo dal vivo anche perché è registrato per gran parte in presa diretta con poche sovraincisioni. Per noi il live è comunque molto importante, è il banco di prova dove testiamo le nostre idee, dove hai subito il riscontro e dove ti metti in gioco.

D: E a proposito di dischi, l'operazione di dedicare un CD alla scena "combat folk" Italiana, da parte di "Fuori dal Mucchio", che significato ha per voi, vista anche l'Inclusione di due pezzi del vostro repertorio?
R: Anche noi siamo un po' fuori dal mucchio! Ci ha fatto piacere partecipare ad un operazione che mette in risalto giovani band che si esprimono con energia e strumenti acustici, in un mondo dove di solito le musiche, come le emozioni che danno, sono programmate al computer.

D: Nel booklet del CD vi definite "le bestie": è solo un modo per parafrasare il nome che vi siete dati?
R: Muuuuuu ma cosa beeeee scusa graur vuoi oink oink sapere hi oo hi oo?

D: Da quale situazione prende spunto un brano come "il frottollere"?
R: Il frottoliere chiede i tuoi sogni in cambio della felicità, è un ladro gentiluomo, un chirurgo plastico, un giornalista televisivo, un ciarlatano che ti raggira mentre ti riempie il bicchiere. Puoi incontrarlodovunque, anzi è lui che ti cerca...

D: E del testo di "Styla lollo manna" cosa mi dite? Anche questo è un esempio di evoluzione della lingua o è un semplice gioco nato in uno dei (rari o tanti?) momenti di cazzeggio?
R: Ma che cazzeggio e cazzeggio... qui si lavora!
Il testo di "Styla lollo manna" è un canto di giubilo della tribù lollomannica, rinvenuto in gravina murgiana presso la località Santamanna, di cui qui in esclusiva riportiamo la testuale traduzione. La trascrizione del testo è stata effettuata nel 1000 D.C. ad opera di monache benedettine del convento di Santamanna.

D: Nel brano "In via Sparano" raccontate di persone che dalla società vengono considerate "emarginate". Che tipo di rapporto vi lega con queste realtà sempre più frequenti in Italia?
R: In realtà emarginati ci sentiamo anche noi! Questa canzone nasce dopo una suonata per strada nella principesca e luccicante arteria barese, dove gli eleganti passanti si allontanano commentando: "Ma guarda questi quattro tossici!", o dove un giovane alla moda si diverte nel lanciarti delle monetine addosso, o, ancora, dove uno smaliziato ragazzino ripone un petardo nella custodia della fisarmonica. Sfertnaaaaate! (traduzione: sfortunato!).

D: Comunque La canone su James Bond com'è saltata fuori?
R: Come non paraculare il più grande "superchiavicone anglo-americano" della storia del cinema? Non abbiamo resistito alla tentazione di farlo finalmente licenziare a causa di una sua solita avventura galante finita nel "tutto bagnato".

D: Sia singolarmente che complessivamente ringraziate tantissime persone. Questi anni di vita "on the road" vi hanno arricchito molto in fatto di rapporti umani?
R: Le musiche dei Folkabbestia nascono nel branco, prendono forma dalle esperienze e dalle persone che incontriamo. Per questo ci teniamo a ringraziare tutta la gente che abbiamo incrociato nei nostri viaggi o le persone con cui condividiamo la vita di tutti i giorni.

D: In un gruppo che si fa chiamare Folkabbestia, quanto conta, se conta, la sperimentazione?
R: Il batterista ascolta punk e hard rock. Il cantante adora i Beatles, Domenico Modugno e studia canto lirico, il fisarmonicista studia le musiche rumene e composizione, ascolta Bob Marley e suona le tarantelle. Il flautista spazia dal jazz europeo alla musica celtica. Il violinista ha come Dio Elio e come maestro Grappelli. Il bassista, nonché socio fondatore, è passato dall' heavy-metal al rock progressive per giungere ai Mano Negra. è una bella sperimentazione, mettere insieme tutto 'sto bordello!

D: Infine una curiosità: quali sono per voi "le vie del folk" nel 2000?
R: Le vie del folk sono quelle che percorriamo "dentro al furgone", quando andiamo a suonare. Sono le stradine sterrate di campagna o le autostrade che affrontiamo spesso di notte. Sono tutto quello che lasciamo quando partiamo e quello che troviamo quando arriviamo. Sono la voglia di suonare traendo ispirazione dal folklore della nostra e di altre terre e non dai modelli imposti, Saluti e... buone cose!

Fausto Murizzi



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