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RASSEGNA STAMPA: BREVE SAGGIO FILOSOFICO. . .


ESTRATTI VARI
GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - 16 MAGGIO 1996
MUSICCLUB.IT
ROMA - 21 GIUGNO 1998
BARI SERA - 21 GIUGNO 1998
IL LABORATORIO DELLE IDEE - GIUGNO 1998
L'ISOLA CHE NON C'ERA - OTTOBRE 1998
ROCKIT - 1 DICEMBRE 1998
FUORI DAL MUCCHIO - GENNAIO 1999
ROCK STAR - FEBBRAIO 1999


ESTRATTI VARI


"...cultura mediterranea, ska, goliardia, Gaber e Jannaci sono alcuni dei componenti dell'incredibile mix sonoro dei FAB. Ritmi travolgenti e danze tradizionali si alternano a filastrocche folk."
Panna - Rock Sound

"...fra Petrolini e Latte e i Suoi Derivati, un lavoro delirante, circense, strepitoso, davvero unico! Il primo disco di folk italiano che non vi stancherete mai di ascoltare."
Fabrizio Massignani - Suono

"I Folkabbestia hanno un talento non comune nell'uso degli strumenti ed una vena creativa mori dalla norma. ...il lavoro trasuda idee e creatività, con ritmi accesi, suoni vigorosi e canzoni ruspanti."
Paolo Carù - Buscadero

"...il disco dei baresi Folkabbestia è piccante e speziato come l'ottima cucina del sud, con tanti aromi e sapori ricchi di Storia."
Federico Borzelli - Musica

"il debutto dei baresi Folkabbestia è uno dei dischi italiani dell'anno."
Daniele Contardo - Faremusica

"...un prodotto da spararsi quando tutto gira male magari in compagnia, la noia non abita qui."
Maurizio Cardia - Freak Out

"...eclettismo festoso tradotto in canzone da una notevole maturità espressiva, un vero carnevale di linguaggi e travestimenti, dall'intimismo autoironico al canzoniere cortese."
Mary Tiussi - Selen

"I Folkabbestia si lasciano cullare da suggestioni rivolte ad est producendo un suono originale, sostenuto da una sezione ritmica assolutamente trascinante, con testi davvero divertenti."
Roberto Sacchi - Folk Bulletin

"Perizia folk in carica punk e sberleffo di grana fina sono gli ingredienti di una ricetta all'apparenza semplicissima ma che parte da lontano."
Daniele Contardo - Mucchio

"...un disco che ti invita ad andare al concerto perché lì Sarà la festa..."
Giulio Pons - Rockit

"Un lavoro genuino, variopinto e realizzato con perizia, che viaggia con passo sicuro tra la pirotecnica canzone d'autore della Bandabardò e il romanticismo militante dei Modena City Ramblers."
Federico Guglielmi - Mucchio



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GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO / 16 maggio 1996

NUOVO CD. Stasera al centro sociale di Adelfia - A tutto Folkabbestia
Festa-concerto al Coppola Rossa

Una banda di viaggiatori. Tre anni di vita e migliaia di chilometri sulle spalle per portare la loro peculiare musica in giro per l'Europa, dal festival di musica celtica di Lorient, in Francia, alla ultima edizione della Biennale Giovani Artisti del Mediterraneo. I Folkabbestia saranno stasera in concerto al centro sociale Coppola Rossa di Adelfia, dove oggi si festeggia tanto l'uscita del loro cd di debutto, Breve saggio filosofico sul senso della vita che il primo anno di occupazione. Un album di schegge estratte da una dozzina di culture diverse, frullate in almeno una dozzina di modi diversi. Azzurro per esempio; dove il celebre pezzo di Celentano passa dal mambo al punk con uno spiazzante coretto in stile Trio Lescano. I brani originali vivono di un peculiare incrocio fra canzone italiana, musiche etniche ed altri incroci impossibili, mantenendo intatta qualche radice di musica irlandese affiancata da sprazzi balcanici.
Sei musicisti impegnati nel progetto - sei esperienze musicali diverse, dal jazz, al rock, al folk - impegnati nel fare dei Folkabbestia un gruppo davvero particolare: Nicola De Liso batteria, Cesare Dell'Anna tromba e flicorno,Francesco Fiore basso, Antongiulio Galeandro fisarmonica, Fabio Losito violino e Lorenzo Mannarini chitarra e voce, con il quale parliamo appunto del disco. Quel peperoncino in copertina al posto della mezzaluna turca...
«Era un'idea che ci piaceva molto. Innanzitutto ricordava una delle tante bandiere dei paesi musulmani dell'area mediterranea. Poi il peperoncino è un simbolo che ci appartiene e ci rappresenta».
Qual è là sfida più grande di questo album?
«Quella di riuscire a ricreare su disco l'atmosfera delle nostre esibizioni dal vivo. Considerati tutti i problemi a cui siamo andati incontro e sentite le prime reazioni, sembra che ci sia riuscito».
Come definireste il vostro lavoro? «Canzoni e casino».

Francesco Patruno



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www.musicclub.it

"Breve Saggio Filosofico Sul Senso Della Vita". Dopo alcuni anni di attività e svariate partecipazioni a raccolte ("Arezzo Wave 1996" la più famosa), i Folkabbestia raggiungono il traguardo del primo disco in proprio con questo "Breve Saggio Filosofico Sul Senso Della Vita", che attraverso quattordici episodi (uno dei quali, "Canzone D'Amore", proposto due volte) documenta efficacemente la vivacità e la freschezza del folk rock agricolo del sestetto barese; magari, come è logico, con energia ed esuberanza inferiori alle esibizioni dal vivo, ma con lo stesso desiderio di divertirsi e divertire legando rock più o meno trascinante, varie forme di musica popolare italiana, gighe irlandesi e armonie tzigane in una miscela fantasiosa e spesso imprevedibile. Non si pensi, però, ad una sterile imitazione della fortunata ricetta Modena City Ramblers benché anch'essi legati all'immaginario celtico, i Folkabbestia vantano infatti un approccio meno "politico", almeno nel senso convenzionale del termine (ma i concetti importanti, a ben vedere, non mancano), e molto più orientato verso l'ironia e il quasi-nonsense, come provano brani quali "U Frikkettone", "Canzone D'Amore", "L'Orazio Pazzo", la cover di "Azzurro" di Adriano Celentano o la brillante, autobiografica title- track; il che non esclude, però, qualche affondo nel lirismo, come avviene nelle bucoliche "Memorie Di Breizh" e "Tammurriata A Mare Nero". Nel complesso, quindi, un lavoro genuino, variopinto e realizzato con perizia, che viaggia con passo sicuro tra la pirotecnica canzone d'autore della Bandabardò e il romanticismo militante dei già citati Modena City Ramblers.

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ROMA / 21 giugno 1998

I Pugliesi Folkabbestia!
A Bari per la festa della Musica Folk, canzoni e baccano


Biglietto da visita dei Folkabbestia!: folk (bestiale), canzoni e...baccano. «Quest'ultimo è un elemento fondamentale della nostra dimensione musicale», afferma Francesco Fiore, il bassista «perché amiamo prenderci poco sul serio con quel pizzico di nonsense che viene fuori soprattutto quando ci esibiamo dal vivo». Pugliesi doc (ne vanno orgogliosissimi), baresi per 4/6 i componenti del gruppo (unici oriundi: il leccese Cesare Dell'Anna alla tromba ed il polistrumentista Antongiulio Ga-leandro che è di Ostuni; gli altri: Lorenzo Mannarini- voce e chitarra -, Fabio Losito violino e Nicola De Liso - batteria). Con quel misto di tradizione irlandese, rock, accenni jazz, canzone d'autore Italiana, melodie balcaniche: il tutto amalgamato alla vitalità dello ska inglese e alla tarantella sudista. I Folkabbestia! sono freschi di stampa con il loro primo album omonimo auto-prodotto, o quel che comunque considerano «un breve saggio filosofico sul senso della vita». Dai cover iniziali tratti dal repertorio Irlandese la band ora è proiettata soltanto sul versante della forma-canzone. Con testi rigorosamente in italiano alternati a quelli in dialetto pugliese. U frikkettone, per esempio, rientra in questa cerchia. «Durante un nostro viaggio in Bretagna», racconta Mannarini, «una sera ci siamo esibiti in un grande pub. Alla fine, forse perché il brano riecheggiava sapori locali, circa duemila persone cantavano e danzavano sulle note di U frikkettone: Una cosa simile avvenne durante un concerto a Miglionico, in Basilicata. «Probabilmente catturato dalle nostre sonorità, at termine dello spettacolo, un simpatico vecchietto salì sul palco e. armato di organetto, suonò insieme a noi. Una riuscita jam session a tutti gli effetti». Teclo, Funambolici Vargas, Addosso agli Scalini sono i loro preferiti. Compresi gli AI Darawish e Different Style («formazioni che purtroppo non ci sono più»). «Stimiamo parecchio Pino Minafra un musicista che propone cose differenti dalle nostre al quale non è mai balenato in mente di allontanarsi dalla sua terra. È stata una bellissima esperienza quella vissuta con lui quando siamo stati ospiti di Radiouno, negli studi di via Asiago, ad una trasmissione sulla cultura pugliese». Hanno qualche perplessità a proposito di collaborazioni. "Da buoni beatlesiani forse tutti e sei saremmo d'accordo su Paul Mc Cartney. Il nostro sogno nel cassetto si chiama invece Tony Santagata. Ecco: ci piacerebbe diventare i suoi successori". Semplicemente bestiali. Dal suono folk.

Nicola Melfi




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BARI SERA / 21 giugno 1998

E il gruppo barese suona domani sera a "Festadestate" insieme ai Mau Mau
Folkabbestia, tre anni in un cd - Tra Kusturica e la balera, un esordio molto atteso: Breve saggio fìlosofico sul senso della vita (Fab)

Dopo tre anni di vita e un cospicuo bagaglio di esperienze live, dal Festival Interceltico di Lorient fino alla partecipazione ad Arezzo Wave la scorsa estate, i Folkabbestia hanno partorito il loro primo cd. Lavoro di riepilogo per coloro che hanno avuto modo di ascoltarli dal vivo, di vederli crescere e cambiare. Musicisti che si sono avvicendati, poeti che hanno inseguito sogni di parole, violinisti senza rancori, un carrozzone di artisti e tammurriate che pian piano hanno fatto la storia, sia pur ancora breve, di questo gruppo.
II cd è un sunto, ma anche una testimonianza di quello che i Folkabbestia sono stati in questi anni, successi e decisioni criticabili, canzoni e cover. Rimangono nella memoria brani celebri come Canzone d'amore, Tammurriata a mare nero, Breve saggio fìlosofìco..., U frikkettone. In più una cover d'autore, Azzurro riproposta in chiave folk a bestia.
Tra i soci fondatori Lorenzo Mannarini, Anton-giulio Galeandro, Francesco Fiore, Nicola De Liso, mantengono alto lo spirito della band, che per la verità dal vivo ha perso qualcosina; parliamo del
cappello e delle bretelle di Osvaldo Laviosa. Si sa, la storia è fatta anche di separazioni, che per fortuna nell'incisione di un disco si ricompongono come a Natale per le famiglie numerose.
E allora, che la cena si imbandisca e si faccia mezzanotte con La fuga in fa, Chanson étilique, Nel circo ungherese, Amando Armando, II sabato nel villaggio, Ju fìet Tirane. Brani che si muovono tra suggestioni alla Kusturica e climi da balera, trombe da ubriaconi in boulevard e violini virtuosi. In questo va segnalata la presenza di Cesare Dell'Anna alla tromba ed al flicorno e Fabio Losito al violino.
Tra una tammurriata ed un pianoforte solitario si parla anche di cose serie come in Amando Armando e in Tammurriata a mare nero, anche se poi domina lo spirito un po' zigano di chi non è tanto abituato a commentare, ma più spesso si trova a vivere nei fatti, inconsapevole e un po' incosciente, con la sua arte stracciona e gli occhi gonfi di stanchezza.
Bene, la riunione di famiglia, a parte qualche altro canto natalizio, finisce qui, ed è giusto che si torni a suonare dal vivo, magari tra le casse che non reggono e le corde che si rompono, ma dinanzi ad una platea, perché la forza del gruppo sta tutta qui e il filtro di un disco raggela gli animi e forse non fa che intonare un ricordo lontano.
Meglio ritrovare i Folkabbestia dal vivo come accadrà questa sera in occasione della Festa della Musica, ospitata da Festadestate alla Fiera del Levante. Accanto a loro i Mau Mau, altri gitani della musica italiana, e chissà che non nasca qualcosa di imprevisto, una collaborazione estemporanea, di quelle che fanno la storia che val la pena di raccontare nelle prossime canzoni.

Maurizio Triggiani



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IL LABORATORIO DELLE IDEE / Giugno 98

I Folkabbestia - "Breve saggio filosofico sul senso della vita"
...la libertà e una GIGA irlandese che va!!

Filosofia" - attività spirituale autonoma che interpreta e definisce i modi del conoscere e dell'agire umano, ecc...
Se avete intenzione di ascoltare L'ultimo lavoro dei Folkabbestia dimenticate L'accademismo puro; riempite il vostro sacco con l'indispensabile, scegliete dei compagni di viaggio un po' matti, prendete un po' di soldi, fate il pieno della vostra CADILLAC COUPE DE VILLE decappottabile, gettate sui sedile posteriore il diario di bordo di HUNTER THOMPSON - "Paura e disgusto a Las Vegas", naturalmente nello stereo inserite i Folkabbestia e via. Partite senza meta! E' l'unico sistema per entrare nella loro filosofia musicale vitae.
Questo è quelllo che hanno fatto Lorenzo Mannarini, Antongiulio Galeandro, Francesco Fiore, Nicola De Liso, Cesare Dell'Anna, Fabio Lo sito e Pasquale Gennaccari, che nella title-track "BREVE SAGGIO FILOSOFICO SUL SENSO DELLA VITA" hanno intreccialo storie personali, di gruppo e di amici che hanno incontrato per strada, perché è stata questa il banco di scuola dal quale hanno imparato la vera filosofia, quella dell'uomo comune e hanno parlato di Cartesio, di Rosa Luxemburg, di Einstein e di Petrarca, sicuramente geni nei rispettivi campi, come persone in carne ed ossa e non solo come pensiero.
Nel loro viaggio cantano di rocambolesche storie d'amore come in "CANZONE D'AMORE" dove il cornuto, stanco di avere la testa pesante e di essere cambiato dalle donne, decide di passare dall'altra parte, quella del cornificatore; in "TAMMURRIATA A MARE NERO", ispirata da alcune arie tradizionali del Sud Italia, l'attesa per l'arrivo del proprio uomo si trasforma in una splendida tammurriata d'amore; in "NEL CIRCO UNGHERESE" la caleidoscopica vita del circo fa da cornice alla storia d'amore tra la "bella" donna barbuta e il nano di Budapest al quale non importa il sorriso beffardo di "...chi si pende gioco di loro, perché la sua felicità ha qualche pelo in più..." in "IL SABATO NEL VILLAGGIO" reminiscenze Leopardiane ispirano il poeta barese Luca Basso per un'agreste quanto semplice e sincera love story.
Nel loro viaggio hanno incontrato Alban, cantore fuggito da Tirana che sulle coste italiane "trovò ad attenderlo uomini in divisa"; Ali, musicista a Casablanca, partito per Berlino, il quale si imbatte in balordi naziskin; ed infine Pasquale, imprenditore di Avellino, partito per Milano, che si imbatté in "energumeni padani e pensò bene di allungare la falcata che l'idiozia non si era ancora federata.": tulle storie cantate in "LA FUGA IN FA"
I ricordi del viaggio rincalzano ed è facile ricordare "MEMORIE DI BREIZH", ritorno nostalgico della Bretagna. Avete visto UNDERGROUND di EMIR KUSTURICA? "JU FLET TIRANE",brano strumentale, vi rispolvererà le scene e le storie di un film che racconta la tragica storia del popolo spagnolo durante la dittatura franchista, se non l'avete visto vi introdurrà nel magico mondo gitano fatto di... vi conviene ascoltare il brano e farvi trasportare dal ritmo funambolico degli strumenti.
Dall'ostetrica danzante in "CHANSON ETILIQUE" al dramma delle mine antiuomo a KINSHASA in ZAIRE (ex Congo) che mutilano Armando in "AMANDO ARMANDO", il gruppo si concede due pezzi di una poesia quasi improvvisata come in "L'ORAZIO PAZZO", storia di una bovina intimità fra Orazio e il suo bue e "U FRIKKETTONE", in dialetto barese, che sicuramente non ha bisogno di altre parole, fino ad arrivare ad una versione pirotecnica della celebre canzone di Paolo Conte "AZZURRO" portata al successo da A. Celentano.
Filosofi spiccioli, veraci, rincarati da una voglia di recuperare il sapore della propria terra, delle proprie radici, della gente vera, i Folkabbestia sono partiti da Bari e da tutto il folk-sound del Sud, passando dall' Emilia dei MODENA CITY RAMBLERS, dalla Francia dei MANO NEGRA e dall' Irlanda dei DUBLINERS, portandosi con se una chitarra, un piano, una fisarmonica e un flauto, un basso elettrico, una batteria, una tromba, un flicorno, un violino e la certezza che "la libertà è una giga irlandese che va!!". N.B. La GIGA è una danza tipica dell' Irlanda.

Tonio Giordano



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L'ISOLA CHE NON C'ERA / Ottobre 1998

FOLKABBESTIA
Breve saggio filosofico sul senso della vita - FAB 1998

Dalla Puglia con passione, ironia, voglia di suonare. I Folkabbestia si propongono con l'opera prima seguendo uno schema ormai piuttosto consolidalo, sonorità tendenzialmente di matrice tradizionale (il folk) con una ritmica d'impostazione rock (la bestia), ma aggiungendovi in certi momenti una vitalità rigenerante, che dal vivo è l'elemento portante del gruppo.
Ci sono anche influssi cantautorali (De Andrè e De Gregori), peraltro perfettamente assimilati. Le musiche portano quasi tutte la firma del cantante e chitarrista Lorenzo Mannarini, mentre i testi sono in gran parte di un esterno, Luca Basso. Anche il fisarmonicista Antongiulio Galeandro compare come autore in alcuni titoli. Il disco inizia con Canzone d'amore, in cui la goliardia del testo non è sufficiente a far svettare il brano, seguito da Azzurro di cui si offre una personale versione che però scivola via senza grandi emozioni. E con la splendida Tammurriata a mare nero che i nostri offrono il meglio, pregna com'è di vita di ritmo e di dolore, con un bel violino il cui suono pare campionato da Hurricane di Dylan, ma che invece è lì, vivo e vegeto. Rende bene anche la scelta di cantarla parte in italiano (così che la storia è comprensibile a tutti) e parie in dialetto (che riesce a dare grande sentimento al brano). Seguono la tirata antileghista di La fuga in fa e il divertissement di U frikkettone, buone canzoni senza far gridare al miracolo. Francese fin dal titolo Chanson elilique, fra i brani migliori, in qualche modo elegante e misurata. Buona Nel circo ungherese anche se, come peraltro altri brani dell'album, fa venir voglia di sentirla dal vivo. Carina Amando armando. Il sabato del villaggio è un pezzo ben costruito, seguito dallo strumentale Ju flet Tirane. Memorie di Breizh racchiude una storia d'amore che è anche un pretesto per parlare di un viaggio in Bretagna e della partecipazione al festival folk di Lorient come gruppo vincitore di Folkontest, concorso per nuovi gruppi folk che si tiene ogni anno nell'ambito del festival piemontese Folkermesse. Chiudono il disco L'Orazio Pazzo, Breve saggio filosofico sul senso della vita, già apparsa nella compilation di Arezzo Wave dello scorso anno, e la ripresa con arrangiamento bandistico di Canzone d'amore. Il gruppo barese non raggiunge la forza che lo contraddistingue dal vivo, ma comunque esordisce sul mercato discografico con un album di buon livello e che può portare a un seguito ancora migliore.

Enrico Deregibus



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rockit / 1 dicembre 1998

"breve saggio filosofico sul senso della vita"
[ROCKIT PRIMASCELTA!]


Sui fogli d'accompagnamento insieme al cd c'e' scritto: "Folkabbestia e' un'energica e divertente miscela di rock, tarantelle, canzone italiana d'autore, ska, melodie slave e folk irlandese". Niente di piu' vero, ma si puo' aggiungere ancora qualcosa: storie, feste, allegria, alcol, donne, amore e ironia.
Un disco da festa, tipo quelli della Bandabardo' o dei Modena City Ramblers che non fanno altro che raccontare storie e invitarti ad andare al concerto perche' li' sara' la festa, li' ci si divertira' e li' ci sara' il sentimento. Non vedo quindi l'ora di andare al primo concerto dei Folkabbestia che mi capita nelle vicinanze e sono sicuro che sara' una bella serata.
I Folkabbestia con questo cd hanno piantato una tenda nelle mie orecchie e brani come "u frikkettone" (un brano irlandese in barese!), "amando armando", "la fuga in fa" e molti altri non m'escono piu' di testa, compresa la bellissima rivisitazione di "azzurro" a tempo raddoppiato!

Pons




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Fuori Dal Mucchio / 2-18 Gennaio 99 #XII

FOLKABBESTIA - Breve saggio. ( FAB/Good Stuff)

Dopo alcuni anni di attivtà e svariate partecipazioni a raccolte ("Arezzo Wave 1996" la più famosa), I Folkabbestia raggiungono il traguardo del primo disco in proprio con questo "Breve saggio filosofico sul senso della vita", che attraverso quattordici episodi (uno dei quali, "Canzone d'amore" proposto due volte) documenta efficacemente la vivacità e la freschezza del "folk rock agricolo" del sestetto barese; magari, come è logico, con energia ed esuberanza inferiori alle esibizioni dal vivo, ma con lo stesso desiderio di divertirsi e divertire legando rock più o meno trascinante, varie forme di musica popolare italiana, gighe irlandesi e armonie tzigane in una miscela fantasiosa e spesso imprevedibile.Non si pensi, però, ad una sterile imitazione della fortunata ricetta Modena City Ramblers: benchè anche essi legati all'immaginario celtico, i Folkabbestia vantano infatti un approccio meno "politico" , almeno nel senso convenzionale del termine (ma i concetti importanti, a ben vedere, non mancano), e molto più orientato verso l'ironia e il quasi-non-sense, come provano brani quali "U Frikkettone", "Canzone d'amore", "L'Orazio pazzo", la cover di "Azzurro" di Adriano Celentano o la brillante, autobiografica title-track, il che non esclude, però, qualche affondo nel lirismo come avviene nelle bucoliche "Memorie di Breizh" e "Tammurriata a mare nero". Nel complesso, quindi, un lavoro genuino, variopinto e realizzato con perizia, che viaggia con passo sicuro tra la pirotecnica canzone d'autore della Bandabardò e il romanticismo militante dei già citati Modena City Ramblers.

Federico Guglielmi



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ROCKSTAR / Febbraio 1999

Delirio di tammurriate e ironia nel debutto autoprodotto della band pugliese.
Produttori: Folkabbestia - Brani migliori: quasi tutti

Prendete i dischi dei Modena City Ramblers e buttateli via: sono arrivati i Folkabbestia! In questa autoproduzione che ne segna il debutto, la band pugliese si diverte un mondo a far cozzare fra loro e a far scorrere assieme tammurriate e violini d'Irlanda, trombe e fisarmoniche, mazurche e improvvisazioni definendo il tutto come "folk rock agricolo" e trascinando chi la ascolta in un ritmo-delirio da festa paesana assolutamente irresistibile.
Potrebbe essere la Kocani Orchestar di "Underground" guidata da un Paolo Conte che vuole solo divertirsi, in un' esecuzione d' isteria slava tecnicamente perfetta e che i Folkabbestia! completano con l'ironia di testi assolutamente super: si parla di vita quotidiana, alcol, corna, amori andati senza troppi rimpianti e frikkettoni pentiti, fino a raggiungere il vertice nella love story fra la donna barbuta e il nanao di Budapest descritta ne "Il Circo Ungherese". Fra Petrolini, Latte e i Suoi Derivati e Rocco Papaleo, un lavoro delirante, circense, strepitoso, davvero unico! Il primo disco di folk italiano che non vi stancherete mai d'ascoltare.
VOTO:7,5


Fabrizio Massignani



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